Diagnosi e criteri

DSM-5 e ADHD negli adulti: i criteri diagnostici, spiegati con esempi

Il DSM-5 è il manuale con cui psichiatri e psicologi definiscono l’ADHD. Qui i suoi criteri diventano esempi di vita adulta: quanti sintomi servono, cosa significano uno per uno, cosa conta oltre ai sintomi e come li usa davvero uno specialista.

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Criteri DSM-5 dell’ADHD negli adulti: un libro con copertina blu, una cartellina con una lista di controllo, una penna e una clessidra su una scrivania di legno chiaro
Luca Ferretti

Luca Ferretti

Divulgatore scientifico · redazione Test ADHD Italia

Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il giudizio clinico. La diagnosi di ADHD può essere formulata solo da psichiatra, neuropsichiatra o psicologo clinico iscritto all’Albo, attraverso colloquio clinico e strumenti validati.

In breve: il DSM-5 è il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association e per l’ADHD chiede almeno 6 sintomi su 9 in una delle due aree (disattenzione, oppure iperattività e impulsività), ma da 17 anni in su ne bastano 5. I sintomi devono durare da almeno 6 mesi, essere comparsi in parte prima dei 12 anni, presentarsi in almeno due ambiti, pesare in modo chiaro sulla vita e non essere spiegati meglio da un altro disturbo. Contarli da soli non basta: la valutazione spetta a uno specialista.

Se leggendo i criteri ti riconosci in molte voci, da anni e in più ambiti, vale la pena parlarne con chi può fare una valutazione. GAM Medical fa la valutazione diagnostica dell’ADHD online, con psicologi e psichiatri. Il primo colloquio informativo è gratuito, dura 10 minuti e si fa in videochiamata. Prenota il colloquio gratuito →

Quali sono i criteri diagnostici dell’ADHD secondo il DSM-5?

Il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è il manuale dell’American Psychiatric Association su cui si basano psichiatri e psicologi; in Italia lo pubblica Raffaello Cortina. Per l’ADHD elenca cinque criteri, dalla A alla E, che devono essere veri insieme. Il testo è protetto da copyright: li riassumiamo con parole nostre e con esempi adulti (APA, 2013; DSM-5-TR, 2022).

CriterioCosa chiedeCosa significa per un adultoCome lo verifica lo specialista
A. SintomiAlmeno 6 sintomi su 9 di disattenzione e/o di iperattività-impulsività (5 dai 17 anni), da almeno 6 mesiModi di funzionare frequenti e stabili, non episodi legati allo stressEsamina i 18 sintomi con esempi concreti, per esempio con la DIVA-5
B. EsordioDiversi sintomi già prima dei 12 anniBasta che ci fossero, anche se nessuno li aveva notatiRicostruisce l’infanzia con ricordi, pagelle e racconti di chi ti conosce
C. ContestiSintomi in almeno due ambiti di vitaPer esempio lavoro e casa, non solo con una personaRaccoglie esempi da ambiti diversi
D. ImpattoSegni chiari che i sintomi ostacolano relazioni, studio o lavoroIl costo conta: scadenze, soldi, relazioni, fatica per compensareChiede cosa è successo davvero
E. Altre spiegazioniSintomi non spiegati meglio da un altro disturboAnsia, depressione, sostanze o poco sonno possono somigliare all’ADHD o affiancarloValuta storia clinica e altre cause

Il criterio A è solo il primo dei cinque: chi si riconosce in molte voci ma ha i sintomi in un solo ambito, o spiegati meglio da una depressione, non soddisfa tutti i criteri. L’elenco dei segnali con esempi è nella guida ai sintomi dell’ADHD negli adulti; qui il centro sono le regole.

Quanti sintomi servono a un adulto e cosa è cambiato dal DSM-IV al DSM-5?

Per bambini e adolescenti il DSM-5 chiede almeno 6 sintomi su 9 in una delle due aree. Da 17 anni in su ne bastano 5, presenti da almeno 6 mesi: la soglia è stata abbassata perché anche con meno sintomi gli adulti mostravano difficoltà clinicamente rilevanti (APA, 2013).

Un esempio è uno studio su 88 adulti con ADHD: quasi la metà di chi aveva un’iperattività-impulsività molto sopra la media non arrivava ai 6 sintomi richiesti in quell’area dal DSM-IV (Solanto e colleghi, 2012). Il consenso europeo del 2019 parla di prove solide a favore di 4 sintomi attuali (Kooij e colleghi, 2019), ma per la diagnosi si usa il numero scritto nel manuale: 5.

Ecco il confronto con il DSM-IV (APA, 2013; Epstein e Loren, 2013):

AspettoDSM-IVDSM-5 (2013)
Sintomi richiesti6 su 9 a ogni età6 su 9 sotto i 17 anni, 5 su 9 da 17 anni in su
EsordioSintomi con compromissione prima dei 7 anniDiversi sintomi prima dei 12 anni
Esempi nei criteriPensati per i bambiniAggiunti esempi per adolescenti e adulti
AutismoDiagnosi di ADHD esclusaLe due diagnosi possono coesistere
Nome dei gruppiSottotipiPresentazioni
CollocazioneDisturbi dell’infanzia e dell’adolescenzaDisturbi del neurosviluppo

Il DSM-5-TR (marzo 2022) è una revisione del testo: per l’ADHD i criteri sono rimasti identici a quelli del DSM-5, mentre sono cambiati il testo di accompagnamento e i codici, ora solo ICD-10-CM (Koutsoklenis e Honkasilta, 2023; APA, 2022).

I 9 sintomi di disattenzione, con esempi nella vita adulta

È il primo elenco del criterio A. Una voce conta se è un modo di funzionare stabile e fuori misura per l’età, non se capita sotto stress.

  1. Errori di distrazione. Invii una mail con l’allegato sbagliato o scrivi una cifra errata in un modulo.
  2. Attenzione che non regge. In una riunione lunga o davanti a un testo che non ti coinvolge la mente scivola altrove.
  3. Sembri non ascoltare. Chi ti parla ha l’impressione che tu sia altrove; tu ti accorgi di aver perso l’ultima frase.
  4. Compiti lasciati a metà. Parti con le migliori intenzioni, poi ti perdi: la pratica da inviare, il progetto quasi finito.
  5. Difficoltà a organizzarti. Scadenze mancate, tempi sottostimati, documenti ovunque.
  6. Evitare o rimandare ciò che chiede concentrazione a lungo. La pratica burocratica, il preventivo da confrontare e la dichiarazione dei redditi restano sul tavolo finché non scatta l’urgenza.
  7. Perdere le cose che servono. Chiavi, telefono, il documento che serviva proprio oggi: passi parte della giornata a cercarli.
  8. Farsi distrarre. Una notifica, un rumore o un pensiero improvviso ti portano via dal compito.
  9. Dimenticanze quotidiane. Il bonifico da fare, la persona da richiamare, la visita prenotata e poi scordata.

Quando solo questo elenco raggiunge la soglia, la presentazione è prevalentemente disattenta: ne parla la guida su ADD, l’ADHD inattentivo negli adulti.

I 9 sintomi di iperattività e impulsività, con esempi nella vita adulta

Il secondo elenco riunisce movimento e impulsività. Negli adulti il movimento visibile spesso si riduce: nel manuale la voce sul correre e arrampicarsi, negli adolescenti e negli adulti, può limitarsi a una sensazione di irrequietezza. Anche qui dai 17 anni valgono 5 voci su 9.

  1. Agitazione di mani e piedi. Tamburelli con la penna, scuoti la gamba, ti rigiri sulla sedia in videochiamata.
  2. Alzarsi quando si dovrebbe restare seduti. Lasci la scrivania a metà riunione o ti alzi più volte a cena.
  3. Irrequietezza. Da adulti non si corre più per i corridoi: resta una tensione interna, il bisogno di muoversi.
  4. Difficoltà a rilassarsi in silenzio. Un film o una serata tranquilla ti sembrano lunghi se non fai altro.
  5. Sempre in movimento. Al ristorante o in sala d’attesa è difficile stare fermi; gli altri faticano a starti dietro.
  6. Parlare troppo. Interventi lunghi, difficoltà a chiudere un discorso.
  7. Rispondere prima che la domanda sia finita. Completi le frasi degli altri, anche a un colloquio di lavoro.
  8. Fatica ad aspettare il turno. Al semaforo suoni appena scatta il verde, alla cassa cambi fila di continuo.
  9. Interrompere o invadere gli altri. Intervieni nei discorsi degli altri e ti intrometti in decisioni o attività che non ti riguardano.

Acquisti d’impulso e scatti di rabbia non sono tra queste 18 voci, anche se alcune persone con ADHD li riferiscono. Se prevale quest’area, leggi la guida sull’iperattività negli adulti.

Quali sono i sottotipi di ADHD? Presentazioni, gravità e remissione parziale

Il DSM-IV parlava di sottotipi; il DSM-5 di presentazioni, cioè gli stessi tre gruppi, scelti guardando gli ultimi 6 mesi (APA, 2013).

  • Combinata: sono soddisfatti entrambi gli elenchi di sintomi.
  • Prevalentemente disattenta: raggiunge la soglia solo la disattenzione, quella che un tempo si chiamava ADD.
  • Prevalentemente iperattiva/impulsiva: raggiunge la soglia solo il secondo elenco.

Esempi di vita adulta per ciascuna presentazione, e come può cambiare con gli anni, sono nella guida ai tipi di ADHD negli adulti.

La presentazione può cambiare nel tempo, e il manuale prevede anche la gravità attuale (lieve, moderata o grave), decisa dallo specialista.

«In remissione parziale» vale quando un tempo erano soddisfatti tutti i criteri, negli ultimi 6 mesi non più, ma i sintomi pesano ancora. Non è una guarigione: seguendo nel tempo bambini con ADHD, a 25 anni il disturbo risultava presente nel 15% circa con i soli criteri completi e nel 65% circa includendo la remissione parziale (Faraone e colleghi, 2006).

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Esordio, contesti, impatto e altre cause: i criteri da B a E

Gli altri quattro criteri distinguono l’ADHD da una fase difficile o da un altro disturbo.

B. Esordio: diversi sintomi prima dei 12 anni

Basta che diversi sintomi ci fossero già da piccoli, non che qualcuno li avesse riconosciuti: nessuna diagnosi, nessuna nota sul registro. Molti adulti però ricordano poco dell’infanzia, e il consenso europeo osserva che un informatore, di solito un genitore o il partner, è di grande valore (Kooij e colleghi, 2019). Può servire anche la scala WURS.

C. Contesti: più di un ambito

I sintomi devono comparire in almeno due ambiti, per esempio lavoro e casa: se ci sono solo con un capo o durante una crisi di coppia, il criterio non è soddisfatto.

D. Impatto: cosa ti costa davvero

Devono esserci segni chiari che i sintomi complicano le relazioni, lo studio o il lavoro: bollette e multe in ritardo, un contratto non rinnovato, discussioni ricorrenti in coppia, distrazioni alla guida. È ciò che il quinto questionario del percorso gratuito prova a descrivere.

E. Altre spiegazioni: ansia, depressione e non solo

I sintomi non devono comparire solo durante una schizofrenia o un altro disturbo psicotico, né essere spiegati meglio da un altro disturbo mentale: il manuale cita i disturbi dell’umore, d’ansia, dissociativi e di personalità e l’intossicazione o l’astinenza da sostanze. Spesso ansia e depressione stanno accanto all’ADHD, non al suo posto; dal DSM-5 anche l’autismo non lo esclude più, come spiega la guida su ADHD e autismo negli adulti.

Qual è il codice dell’ADHD? Da F90.0 a F90.9 e ICD-11

I codici registrano la diagnosi in referti e statistiche. Il DSM-5-TR usa quelli dell’ICD-10-CM, la versione americana dell’ICD-10 (APA, 2022; NCHS, 2026); il DSM-5 del 2013 riportava anche i codici numerici dell’ICD-9-CM (314.x), poi tolti.

CodiceSignificato nel DSM-5-TR
F90.2ADHD, presentazione combinata
F90.0ADHD, presentazione prevalentemente disattenta
F90.1ADHD, presentazione prevalentemente iperattiva/impulsiva
F90.8Altro ADHD specificato: sintomi con impatto che non soddisfano tutti i criteri, con il motivo indicato dal clinico
F90.9ADHD non specificato: gli stessi quadri, senza indicarne il motivo o con informazioni insufficienti

Attenzione: nell’ICD-10 dell’OMS F90.0 è «disturbo dell’attività e dell’attenzione», F90.1 è «disturbo ipercinetico della condotta» e F90.2 non esiste (OMS, ICD-10). Un «F90.0» in un referto non dice da solo se la presentazione è disattenta: dipende dal sistema usato.

L’ICD-11 usa il codice 6A05, con 6A05.0 (prevalentemente disattenta), 6A05.1 (iperattiva-impulsiva) e 6A05.2 (combinata), più 6A05.Y e 6A05.Z per le presentazioni altre o non specificate. Descrive un andamento persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività, con sintomi già prima dei 12 anni, impatto sul funzionamento e presenza in più ambiti (OMS, ICD-11). A differenza del DSM-5 non indica un numero minimo di sintomi (Gomez e colleghi, 2023). Nell’ICD-11 l’ADHD ha sostituito i disturbi ipercinetici dell’ICD-10 ed è stato spostato fra i disturbi del neurosviluppo (Reed e colleghi, 2019).

Come usa davvero i criteri lo specialista? Intervista, scale e altre fonti

Il DSM-5 non è un test da compilare: è un elenco di criteri che uno specialista verifica con un colloquio. Le linee guida NICE chiedono una valutazione clinica e psicosociale completa, la storia dello sviluppo e il racconto di altre persone, e dicono che non basta il punteggio di una scala (NICE NG87). In pratica:

  1. Storia clinica: sintomi di oggi e dell’infanzia, scuola, lavoro, relazioni, salute fisica e mentale.
  2. Intervista strutturata: la DIVA-5 ripercorre i 18 sintomi del DSM-5, nel presente e nell’infanzia; esiste una validazione italiana su 132 persone (Di Lorenzo e colleghi, 2025). Cosa cambia rispetto alla DIVA 2.0 è in DIVA 2.0 e DIVA-5: le differenze.
  3. Scale e altre fonti: l’ASRS riprende i 18 sintomi del criterio A, rimasti gli stessi dal DSM-IV al DSM-5 (Kessler e colleghi, 2005; APA, 2013), la WURS i ricordi d’infanzia; familiari e pagelle completano il quadro. Aiutano il colloquio, non lo sostituiscono.
  4. Altre spiegazioni: ansia, depressione, sonno, sostanze e altri problemi di salute.

A condurre la valutazione è uno psichiatra o uno psicologo clinico con esperienza nell’adulto: a chi rivolgersi è nella guida allo psichiatra per l’ADHD negli adulti, strade e tempi in come ottenere la diagnosi di ADHD in Italia.

Errori comuni nel leggere i criteri DSM-5

  • Contare i sintomi da soli. Cinque spunte non sono una diagnosi: contano durata, ambiti e che nulla li spieghi meglio. Uno screening ADHD gratuito guarda anche infanzia e impatto, cioè i criteri B e D.
  • Ignorare il criterio D. Riconoscersi in un sintomo non basta se non pesa sulla vita.
  • «Da piccoli nessuno se n’è accorto, quindi non può essere ADHD». Il criterio B chiede che diversi sintomi ci fossero, non che qualcuno li avesse notati o diagnosticati; chi compensava bene passa spesso inosservato, come spiega la guida sull’ADHD scoperto da adulti.
  • Aspettarsi che i criteri descrivano tutto. Funzioni esecutive, sensibilità sensoriale e disregolazione emotiva non sono criteri del DSM-5, anche se alcune persone con ADHD le riferiscono: descrivono il tuo profilo (funzioni esecutive negli adulti).
  • Pensare che con 4 sintomi non ci sia nulla. La diagnosi piena non c’è, ma se l’impatto è importante lo specialista può considerare «altro ADHD specificato».

Come si collega il nostro percorso di screening ai criteri DSM-5?

Non siamo una clinica e non facciamo diagnosi: il percorso di screening serve a mettere in ordine ciò che lo specialista ti chiederà. Cinque questionari gratuiti in italiano: l’ASRS dell’OMS e quattro moduli costruiti sui criteri usati in clinica. Il primo dura 5 minuti e non chiede registrazione; dal secondo in poi ti chiediamo nome ed email.

Criterio DSM-5Cosa se ne avvicina nel percorso
B. EsordioPrimo questionario: anamnesi nell’infanzia, basata sui criteri della WURS
A. SintomiSecondo: ASRS v1.1 dell’OMS, 18 domande che riprendono i 18 sintomi
D. Impatto e durataQuinto: sintesi sui criteri DSM-5, 13 domande su lavoro e studio, relazioni, finanze, casa e salute, autostima, e sulla durata nel tempo
Non sono criteri DSM-5Terzo (funzioni esecutive, basato sul BRIEF-A) e quarto (sensibilità sensoriale, basato sull’Adult Sensory Profile): descrivono il tuo profilo

Il percorso non può escludere altre spiegazioni (criterio E) e tocca solo in modo indiretto la presenza in più ambiti (C). Alla fine ottieni un profilo da portare allo specialista, non una diagnosi: inizia dal primo questionario e arriva alla visita con date ed esempi.

Domande frequenti

Quali sono i criteri diagnostici dell’ADHD secondo il DSM-5? expand_more

Cinque, dalla A alla E: almeno 6 sintomi su 9 di disattenzione e/o iperattività-impulsività (5 da 17 anni in su) da almeno 6 mesi; diversi prima dei 12 anni; in almeno due ambiti; con impatto chiaro; non spiegati meglio da un altro disturbo (APA, 2013).

Quanti sintomi servono per la diagnosi di ADHD in un adulto? expand_more

Dai 17 anni in su ne bastano 5 in almeno una delle due aree, contro i 6 di bambini e adolescenti (APA, 2013). Non basta il numero: servono esordio nell’infanzia, più ambiti, impatto ed esclusione di altre cause, verificati da uno specialista.

Quali sono i sottotipi di ADHD? expand_more

Il DSM-5 parla di presentazioni, non più di sottotipi: combinata, prevalentemente disattenta e prevalentemente iperattiva/impulsiva, decise sugli ultimi 6 mesi. Si aggiungono la gravità (lieve, moderata, grave) e «in remissione parziale» (APA, 2013).

Quali sono i 3 criteri diagnostici per l’ADHD? expand_more

Nel DSM-5 i criteri sono cinque. Di solito «tre» indica le tre aree di sintomi, disattenzione, iperattività e impulsività, riunite in due elenchi, oppure le tre presentazioni. Per la diagnosi servono tutti i criteri, dalla A alla E.

Il DSM-5-TR ha cambiato i criteri dell’ADHD? expand_more

No: i criteri sono identici a quelli del DSM-5 (Koutsoklenis e Honkasilta, 2023). Il DSM-5-TR, del 2022, ha aggiornato il testo e mantiene solo i codici ICD-10-CM (APA, 2022).

Qual è il codice dell’ADHD nel DSM-5 e nel DSM-5-TR? expand_more

Codici ICD-10-CM: F90.2 combinata, F90.0 prevalentemente disattenta, F90.1 prevalentemente iperattiva/impulsiva, F90.8 «altro specificato», F90.9 non specificato. L’ICD-11 dell’OMS usa il codice 6A05.

Posso verificare in autonomia se rientro nei criteri DSM-5? expand_more

Puoi usare i criteri per ordinare i tuoi esempi e il percorso di screening gratuito per capire se approfondire, ma contare i sintomi non è una diagnosi: servono un colloquio clinico e l’esclusione di altre cause.

Fonti

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), criteri diagnostici dell’ADHD. Fonte
  • APA (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision (DSM-5-TR). Fonte
  • APA (2013). Highlights of Changes from DSM-IV-TR to DSM-5. Fonte
  • APA (2022). Coding and Recording Procedures. Fonte
  • Epstein JN, Loren REA (2013). Changes in the definition of ADHD in DSM-5: subtle but important. Neuropsychiatry, 3(5):455-458. Fonte
  • Koutsoklenis A, Honkasilta J (2023). ADHD in the DSM-5-TR: what has changed and what has not. Frontiers in Psychiatry, 13:1064141. Fonte
  • Kooij JJS, Bijlenga D, Salerno L et al. (2019). Updated European Consensus Statement on diagnosis and treatment of adult ADHD. European Psychiatry, 56:14-34. Fonte
  • Solanto MV, Wasserstein J, Marks DJ, Mitchell KJ (2012). Diagnosis of ADHD in adults: what is the appropriate DSM-5 symptom threshold for hyperactivity-impulsivity? Journal of Attention Disorders, 16(8):631-634. Fonte
  • Faraone SV, Biederman J, Mick E (2006). The age-dependent decline of attention deficit hyperactivity disorder: a meta-analysis of follow-up studies. Psychological Medicine, 36(2):159-165. Fonte
  • Kessler RC, Adler L, Ames M et al. (2005). The World Health Organization Adult ADHD Self-Report Scale (ASRS): a short screening scale for use in the general population. Psychological Medicine, 35(2):245-256. Fonte
  • Di Lorenzo R, Latella E, Gualtieri F et al. (2025). Validity of the Italian version of DIVA-5: semi-structured diagnostic interview for adult ADHD based on the DSM-5 criteria. Healthcare, 13(3):244. Fonte
  • NICE (2018). Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management (NG87), aggiornata nel 2019. Fonte
  • OMS (2022). ICD-11 per le statistiche di mortalità e morbilità, codice 6A05 (Attention deficit hyperactivity disorder). Fonte
  • Reed GM, First MB, Kogan CS et al. (2019). Innovations and changes in the ICD-11 classification of mental, behavioural and neurodevelopmental disorders. World Psychiatry, 18(1):3-19. Fonte
  • Gomez R, Chen W, Houghton S (2023). Differences between DSM-5-TR and ICD-11 revisions of attention deficit/hyperactivity disorder: a commentary on implications and opportunities. World Journal of Psychiatry, 13(5):138-143. Fonte
  • NCHS (CDC) (2026). ICD-10-CM, descrizioni dei codici F90.0-F90.9. Fonte
  • OMS (2016). ICD-10, capitolo V, F90 Hyperkinetic disorders (ICD-10, 5ª edizione, NHS). Fonte

Se il dubbio riguarda te

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