Diagnosi 13 min lettura

L’ADHD può venire da adulti o ci si nasce?

L’ADHD può venire da adulti? Se lo chiedi, probabilmente a 30, 40 o 50 anni ti sei riconosciuto in una descrizione dell’ADHD e, ripensando all’infanzia, non ti torna niente di particolare. La risposta degli studi non è un sì o un no secco. Qui trovi cosa hanno visto le ricerche che seguono le stesse persone per anni, cosa può esserci dietro i sintomi che sembrano nati da grandi e come si ricostruisce il passato quando i ricordi mancano.

Orologio vintage con pagine di calendario sparse, simbolo della diagnosi ADHD tardiva
Luca Ferretti

Luca Ferretti

Divulgatore scientifico · divulgazione ADHD

Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo. Non sostituisce il giudizio clinico. La diagnosi di ADHD può essere formulata solo da psichiatra, neuropsichiatra o psicologo clinico iscritto all’Albo, attraverso colloquio strutturato e test validati.

In breve: l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo e il DSM-5 chiede che diversi sintomi siano presenti prima dei 12 anni. Gli studi che hanno seguito migliaia di persone dall’infanzia, però, hanno trovato molti adulti con ADHD che da bambini non avevano i criteri per la diagnosi: il 67,5% a 18 anni in una coorte britannica, il 90% a 38 anni in una neozelandese. Guardando meglio, molti avevano già qualche segnale da piccoli, i casi nuovi compaiono per lo più tra i 12 e i 16 anni e, con una valutazione completa, una parte dei sintomi si spiega con altro, come l’uso di sostanze o un altro disturbo. Se il dubbio riguarda te, a stabilirlo è una valutazione specialistica, che ricostruisce anche l’infanzia.

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Si nasce con l’ADHD? Cosa dice la definizione

Il DSM-5-TR, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, classifica l’ADHD tra i disturbi del neurosviluppo: condizioni legate al modo in cui il cervello si sviluppa, che di solito si manifestano presto. Per questo il criterio B chiede che diversi sintomi siano presenti prima dei 12 anni, anche quando la diagnosi arriva decenni dopo.

Anche la genetica va nella direzione del «ci si nasce». Una revisione di Faraone e Larsson su Molecular Psychiatry riporta un’ereditabilità dell’ADHD intorno al 74%, con il contributo di molte varianti genetiche, ciascuna con un effetto piccolo (dati su padre, madre e fratelli nella guida su quanto l’ADHD è ereditario). Ereditabilità però non vuol dire destino: è una misura sulla popolazione, non una probabilità individuale, come spieghiamo parlando di cosa significa quel 74% per un genitore.

Lo stesso dicono i dati sull’età d’esordio. Una meta-analisi di 192 studi epidemiologici, uscita nel 2021 su Molecular Psychiatry, colloca l’ADHD tra i disturbi con età mediana d’esordio fra gli 8 e i 13 anni, e stima che il 61,5% dei disturbi del neurosviluppo inizi prima dei 14 anni.

Fin qui la teoria. Poi sono arrivati gli studi che hanno seguito le stesse persone dall’infanzia all’età adulta, e il quadro si è complicato.

L’ADHD può venire da adulti? Cosa hanno trovato gli studi

Per capire se l’ADHD può comparire da grandi non basta chiedere agli adulti com’erano da bambini, perché i ricordi sono imprecisi. Servono studi di coorte, che misurano i sintomi delle stesse persone a età diverse. Dal 2015 ne sono usciti diversi, e i risultati non vanno tutti nella stessa direzione.

Studio Chi hanno seguito Cosa hanno trovato
Moffitt 2015, Nuova Zelanda (Dunedin) 1.037 persone nate nel 1972-73, seguite fino a 38 anni Il 90% degli adulti con ADHD non lo aveva avuto da bambino. Non mostravano i deficit ai test neuropsicologici, né da piccoli né da adulti, e nemmeno il rischio poligenico dell’ADHD infantile.
Agnew-Blais 2016, Inghilterra e Galles (E-Risk) 2.040 gemelli nati nel 1994-95, valutati a 5, 7, 10, 12 e 18 anni Dei 166 diciottenni con ADHD, 112 (67,5%) non avevano i criteri in nessuna valutazione infantile. Da bambini avevano un QI più alto e meno problemi di comportamento di chi aveva l’ADHD da sempre.
Caye 2016, Brasile (Pelotas) 5.249 persone nate nel 1993, seguite fino a 18-19 anni Solo il 12,6% dei giovani adulti con ADHD lo aveva a 11 anni, e solo il 17,2% dei bambini con ADHD lo aveva ancora a 18-19 anni. Gli autori ipotizzano due sindromi distinte.
Cooper 2018, Regno Unito (ALSPAC) Ragazzi valutati con un questionario (SDQ) a 7, 8, 9, 12 e 17 anni Dei 75 ragazzi i cui sintomi sembravano comparsi in adolescenza, 56 (75%) avevano già avuto punteggi alti da bambini o sintomi appena sotto soglia a 12 anni. Gli altri 19 non avevano il profilo neuroevolutivo tipico dell’ADHD.
Sibley 2018, Stati Uniti e Canada (MTA) 239 ragazzi senza ADHD da bambini, 8 valutazioni tra i 10 e i 25 anni circa Circa il 95% di chi risultava positivo ai questionari è stato escluso dopo una valutazione completa. Nessuna prova di un ADHD comparso da adulto senza una storia psichiatrica complessa.
Riglin 2022, Regno Unito (ALSPAC) La stessa coorte, seguita fino a 25 anni Con i sintomi riferiti dai genitori, l’ADHD tardivo somigliava a quello infantile per rischio genetico e prove cognitive; con quelli riferiti dalla persona stessa, no. Chi lo sviluppava tardi aveva avuto più risorse nell’infanzia.

Attenzione a come si leggono questi numeri. Negli studi di Dunedin e di Pelotas l’ADHD adulto è stato individuato con i criteri del DSM-5 senza applicare proprio quello sull’età d’esordio, e alcune ricerche misurano i sintomi infantili con questionari invece che con un colloquio clinico. Sono dati sulla popolazione, non una regola da applicare a una singola storia.

La sorpresa: molti adulti con ADHD non lo avevano da bambini

I primi tre studi hanno colpito perché i gruppi quasi non si sovrapponevano. A Dunedin il 90% degli adulti con ADHD a 38 anni non aveva avuto l’ADHD da bambino, e non mostrava né le difficoltà ai test neuropsicologici né il rischio genetico della forma infantile.

A Pelotas solo il 12,6% dei giovani adulti con ADHD lo aveva a 11 anni. Nella coorte britannica E-Risk il gruppo «tardivo» a 18 anni aveva sintomi e difficoltà simili a chi aveva l’ADHD da sempre, ma da bambino aveva avuto un QI più alto e meno problemi di comportamento. Da qui l’ipotesi di un ADHD dell’adulto diverso da quello del bambino.

Guardando meglio: segnali precoci e valutazioni più accurate

Lo studio ALSPAC del 2018, guidato da ricercatori dell’Università di Cardiff, ha ripreso 75 ragazzi i cui sintomi sembravano comparsi in adolescenza. In 56 casi su 75, il 75%, i punteggi erano già stati alti in almeno un momento dell’infanzia, oppure appena sotto soglia a 12 anni: probabilmente erano stati classificati come tardivi per errore.

Gli altri 19 non avevano il profilo di difficoltà dello sviluppo tipico dell’ADHD, a parte qualche problema di lettura e scrittura a 9 anni. Va precisato che lo studio parla di ragazzi tra i 12 e i 17 anni, non di chi scopre i sintomi a 40.

Lo studio con le valutazioni più complete è quello di Sibley e colleghi, pubblicato nel 2018 sull’American Journal of Psychiatry. Ha seguito 239 ragazzi senza ADHD infantile con otto valutazioni complete, raccogliendo informazioni da genitori, insegnanti e dai ragazzi stessi. Circa il 95% di chi risultava positivo ai questionari è stato escluso dalla diagnosi.

Tra chi aveva sintomi che pesavano davvero, il motivo di esclusione più frequente era che sintomi e difficoltà comparivano solo nei periodi di uso pesante di sostanze. I casi confermati erano iniziati per lo più in adolescenza e per lo più limitati a quel periodo.

La compensazione: quando le risorse dell’infanzia ritardano i sintomi

Nel 2022 Riglin e colleghi hanno seguito la coorte ALSPAC fino a 25 anni per mettere alla prova due ipotesi: che l’ADHD «tardivo» sia lo stesso disturbo, rimasto coperto dalle risorse dell’infanzia, oppure che somigli piuttosto alla depressione.

Quando i sintomi tardivi erano riferiti dai genitori, il quadro somigliava all’ADHD infantile persistente per rischio poligenico e prove cognitive. Quando li riferiva la persona stessa, la somiglianza non c’era, e gli autori scrivono che questa differenza va ancora studiata.

Chi sviluppava sintomi tardi aveva avuto più risorse nell’infanzia e non mostrava un legame forte con i fattori di rischio della depressione. La conclusione è prudente: le risorse dell’infanzia possono ritardare l’esordio dell’ADHD.

Cosa concludono le revisioni

Una revisione del 2019 sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, firmata da Philip Asherson e Jessica Agnew-Blais, ha messo insieme questi dati. Conclude che una parte significativa dei giovani adulti con ADHD non avrebbe avuto tutti i criteri da bambino, ma che molti avevano comunque alcuni sintomi o un disturbo del comportamento, come il disturbo oppositivo provocatorio.

La maggior parte dei casi tardivi, non tutti, compare tra i 12 e i 16 anni, mentre sono ancora pochi i dati che seguono le persone dalla giovinezza fino all’età adulta piena. Secondo gli autori, forme di ADHD che pesano davvero sulla vita possono emergere dopo i 12 anni, anche se forse raramente senza alcun segnale precedente.

La revisione sistematica di Taylor e colleghi, uscita nel 2021 su Child Psychiatry and Human Development, è ancora più cauta. Ha selezionato nove studi con criteri rigorosi e ha concluso che i loro metodi non erano abbastanza solidi per stabilire se esista un vero ADHD a esordio adulto. I sintomi tardivi sembrano esistere, ma la loro origine resta incerta.

La risposta, in cinque punti

Quanti adulti hanno l’ADHD, e perché il numero dipende dall’infanzia

Il DSM-5 indica per gli adulti una prevalenza intorno al 2,5%, lo stesso valore di una meta-analisi del 2009 sul British Journal of Psychiatry. La domanda di questa pagina cambia però il conteggio. Una revisione globale del 2021 sul Journal of Global Health stima al 2,58% l’ADHD adulto con esordio nell’infanzia e al 6,76% quello sintomatico, contato a prescindere da quando sono comparsi i sintomi.

Applicando il 2,5% ai dati ISTAT al 1° gennaio 2025, l’Associazione Italiana Famiglie ADHD APS ha stimato in Italia circa 948.000 adulti tra i 18 e i 67 anni con ADHD. È un calcolo, non una rilevazione fatta in Italia: il confronto con chi ha davvero iniziato una terapia è nella pagina su quanti adulti con ADHD ci sono in Italia.

Se i sintomi sembrano comparsi solo da adulto, cosa può esserci dietro

Se ti riconosci nell’ADHD ma da bambino non ricordi difficoltà particolari, la ricerca indica diverse possibilità. Non si escludono a vicenda e non si distinguono da soli: è il lavoro di una valutazione clinica.

Possibilità Cosa vuol dire Da leggere
Segnali presenti ma mai riconosciuti I sintomi c’erano, ma nessuno li ha collegati all’ADHD, per esempio perché mancava l’iperattività visibile o i voti andavano bene. Perché può restare nascosto per anni
Difficoltà compensate finché il carico era basso Famiglia, scuola strutturata e buone capacità hanno coperto i sintomi; lavoro, casa e figli li hanno resi visibili. ADHD e lavoro
Condizioni che somigliano all’ADHD Il DSM-5 chiede che i sintomi non siano spiegati meglio da altro, per esempio da un disturbo dell’umore o d’ansia. ADHD o ansia? e ADHD o depressione?
Effetti delle sostanze Nello studio MTA era il motivo più comune per escludere la diagnosi tra chi aveva sintomi tardivi che pesavano davvero. Da discutere con lo specialista
Normali alti e bassi dell’attenzione Momenti di distrazione che non compromettono lavoro, studio o relazioni non bastano per una diagnosi. Come capire se hai l’ADHD
Un esordio davvero tardivo Secondo la revisione del 2019 è possibile, soprattutto in adolescenza. Su chi sviluppa i sintomi in piena età adulta i dati sono ancora pochi. Gli studi qui sopra

Distinguere tra queste strade richiede di guardare la storia completa, non solo i sintomi di oggi. Un test ADHD online per adulti può aiutarti a mettere in ordine i dubbi, ma non può fare questa distinzione al posto di uno specialista.

Perché tanti adulti lo scoprono solo a 30, 40 o 50 anni

Anche quando i segnali c’erano da bambini, possono passare decenni prima che qualcuno li chiami ADHD. I meccanismi sono noti e li trattiamo nel dettaglio in altre pagine: qui trovi la mappa.

Cosa ritarda il riconoscimento Cosa succede Approfondimento
Compensazione Buone capacità, una famiglia presente e una scuola strutturata coprono le difficoltà finché il carico resta gestibile. ADHD ad alto funzionamento
Profilo disattento Senza iperattività visibile, la distrazione viene letta come pigrizia o «testa tra le nuvole». ADHD inattentivo negli adulti e i 12 segnali da riconoscere
Masking Si impara a nascondere le difficoltà, con molta fatica in più. Se ne parla soprattutto a proposito delle donne. Cos’è il masking e l’ADHD nelle donne
Altre diagnosi arrivate prima Ansia e depressione accompagnano spesso l’ADHD e a volte vengono riconosciute per prime. Sintomi ADHD negli adulti
Un figlio con la diagnosi A volte il sospetto nasce quando un figlio riceve la diagnosi e il genitore si riconosce nella descrizione. Quando il bambino eri tu
Pochi percorsi per adulti Non tutti i servizi pubblici hanno un percorso dedicato all’ADHD dell’adulto. I centri per adulti regione per regione
Stigma e dubbi L’idea che l’ADHD sia una cosa da bambini, o una moda, può frenare la richiesta di una valutazione. L’ADHD è una moda?

Come cambia l’ADHD dal bambino all’adulto

Un motivo in più per cui i segnali infantili sfuggono è che l’ADHD cambia aspetto con l’età. Quello che da bambino era un corpo che non stava fermo, da adulto può diventare un’agitazione interna che nessuno vede. Ricostruire l’infanzia vuol dire cercare le versioni «da bambino» dei sintomi di oggi.

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Dimensione Bambino Adulto
Iperattività Motoria visibile (non sta fermo) Interiore (agitazione, tensione, bisogno di stimoli)
Disattenzione Distrazione a scuola, compiti dimenticati Progetti lasciati a metà, procrastinazione
Impulsività Risponde senza alzare la mano, interrompe Decisioni impulsive (spese, lavoro, relazioni)
Emozioni Scatti, frustrazione Emozioni intense e difficili da regolare, sensibilità al rifiuto
Impatto Scuola, rapporti con i coetanei Lavoro, soldi, partner, figli
Condizioni associate comuni Disturbi dell’apprendimento, della condotta Ansia, depressione, uso di sostanze, disturbi del sonno

Nell’adulto possono pesare molto la regolazione delle emozioni e la sensibilità al rifiuto, che da bambino sembravano solo scatti o capricci. Ne parliamo nella guida alla disforia sensibile al rifiuto.

Come si ricostruisce l’infanzia se non ricordi

Il criterio dei 12 anni spaventa molti adulti: «e se non ricordo niente?». Non serve una memoria perfetta. Lo specialista mette insieme più fonti, e nessuna da sola decide.

Se i ricordi sono pochi e i familiari non ci sono più, la valutazione si può fare lo stesso: lo specialista lavora con le informazioni disponibili e ne tiene conto nel giudizio. Cosa mettere in borsa, pagelle comprese, è spiegato nella guida su cosa portare alla prima visita ADHD.

Cosa fare se sospetti l’ADHD a 30, 40 o 50 anni

Il percorso è lo stesso a qualsiasi età adulta. Cambia solo che il passato va ricostruito con più pazienza.

  1. Metti in ordine i dubbi con questionari validati. Il nostro percorso di screening gratuito raccoglie ASRS, WURS, BRIEF-A e altri strumenti in un unico flusso. È uno screening orientativo, non una diagnosi.
  2. Raccogli il materiale sull’infanzia descritto sopra: pagelle, racconti dei familiari, episodi concreti.
  3. Chiedi una valutazione specialistica se le difficoltà pesano su lavoro, studio, relazioni o vita quotidiana. Non serve che tutti i questionari risultino positivi: a decidere è lo specialista. La guida su come ottenere la diagnosi ADHD da adulto spiega il percorso nel pubblico e nel privato, e la mappa dei centri ADHD per adulti ti aiuta a trovare il più vicino. Se vuoi prima capire come funziona una valutazione privata, c’è il colloquio informativo gratuito di dieci minuti con un centro specializzato.
  4. Racconta allo specialista anche il resto: come dormi, se usi alcol o altre sostanze, se hai attraversato periodi di ansia o di umore basso. Aiuta a capire se i sintomi hanno anche altre spiegazioni e fa parte di una valutazione completa.
  5. Preparati all’incontro con esempi concreti e le domande che vuoi fare. La guida alla prima visita ADHD spiega anche come si svolge la valutazione.

Cosa cambia con una diagnosi arrivata tardi

Ricevere la diagnosi a 40 anni può portare a rileggere tutta la propria storia, tra sollievo e rabbia per gli anni passati senza una spiegazione. Le fasi emotive più comuni sono descritte in scoprire l’ADHD da adulta. Possono cambiare anche le relazioni, come raccontiamo nella guida su ADHD in coppia e in famiglia, e il modo di guardare alla qualità della vita con l’ADHD.

Sul piano pratico, una diagnosi da adulto apre gli stessi percorsi previsti per l’ADHD dell’adulto: psicoeducazione, psicoterapia e, quando lo specialista lo ritiene indicato, i farmaci per l’ADHD negli adulti. In alcuni casi si può valutare anche una domanda di invalidità civile per l’ADHD, su cui decide la commissione medica.

Fonti scientifiche

  1. Moffitt TE, Houts R, Asherson P et al. Is Adult ADHD a Childhood-Onset Neurodevelopmental Disorder? Evidence From a Four-Decade Longitudinal Cohort Study. American Journal of Psychiatry, 172(10):967-977, 2015. DOI: 10.1176/appi.ajp.2015.14101266.
  2. Agnew-Blais JC, Polanczyk GV, Danese A, Wertz J, Moffitt TE, Arseneault L. Evaluation of the Persistence, Remission, and Emergence of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder in Young Adulthood. JAMA Psychiatry, 73(7):713-720, 2016. DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2016.0465.
  3. Caye A, Rocha TB, Anselmi L et al. Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Trajectories From Childhood to Young Adulthood: Evidence From a Birth Cohort Supporting a Late-Onset Syndrome. JAMA Psychiatry, 73(7):705-712, 2016. DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2016.0383.
  4. Cooper M, Hammerton G, Collishaw S, Langley K, Thapar A, Dalsgaard S et al. Investigating late-onset ADHD: a population cohort investigation. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(10):1105-1113, 2018. DOI: 10.1111/jcpp.12911.
  5. Sibley MH, Rohde LA, Swanson JM et al. Late-Onset ADHD Reconsidered With Comprehensive Repeated Assessments Between Ages 10 and 25. American Journal of Psychiatry, 175(2):140-149, 2018. DOI: 10.1176/appi.ajp.2017.17030298.
  6. Asherson P, Agnew-Blais J. Annual Research Review: Does late-onset attention-deficit/hyperactivity disorder exist? Journal of Child Psychology and Psychiatry, 60(4):333-352, 2019. DOI: 10.1111/jcpp.13020.
  7. Taylor LE, Kaplan-Kahn EA, Lighthall RA, Antshel KM. Adult-Onset ADHD: A Critical Analysis and Alternative Explanations. Child Psychiatry and Human Development, 53(4):635-653, 2022 (online 2021). DOI: 10.1007/s10578-021-01159-w.
  8. Riglin L, Wootton RE, Livingston LA, Agnew-Blais J, Arseneault L et al. “Late-onset” ADHD symptoms in young adulthood: Is this ADHD? Journal of Attention Disorders, 26(10):1271-1282, 2022. DOI: 10.1177/10870547211066486.
  9. Faraone SV, Larsson H. Genetics of attention deficit hyperactivity disorder. Molecular Psychiatry, 24(4):562-575, 2019. DOI: 10.1038/s41380-018-0070-0.
  10. Solmi M, Radua J, Olivola M et al. Age at onset of mental disorders worldwide: large-scale meta-analysis of 192 epidemiological studies. Molecular Psychiatry, 27(1):281-295, 2022 (online 2021). DOI: 10.1038/s41380-021-01161-7.
  11. Simon V, Czobor P, Bálint S, Mészáros A, Bitter I. Prevalence and correlates of adult attention-deficit hyperactivity disorder: meta-analysis. British Journal of Psychiatry, 194(3):204-211, 2009. DOI: 10.1192/bjp.bp.107.048827.
  12. Song P, Zha M, Yang Q, Zhang Y, Li X, Rudan I. The prevalence of adult attention-deficit hyperactivity disorder: A global systematic review and meta-analysis. Journal of Global Health, 11:04009, 2021. DOI: 10.7189/jogh.11.04009.
  13. Associazione Italiana Famiglie ADHD APS. Comunicato stampa sui dati del Registro AIFA del metilfenidato e sulle stime di prevalenza, convegno di Roma, ottobre 2025.

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Domande frequenti: si nasce con l’ADHD o può venire da adulti?

L’ADHD può venire da grandi? expand_more
Può diventare evidente dopo l’infanzia, ma secondo una revisione del 2019 forse di rado senza alcun segnale precedente. Negli studi di coorte molti adulti con ADHD non avevano i criteri per la diagnosi da bambini (il 90% nella coorte di Dunedin, il 67,5% in quella britannica E-Risk), però molti avevano già qualche sintomo e la maggior parte dei casi tardivi compare tra i 12 e i 16 anni. Dopo una valutazione completa, una parte dei sintomi «tardivi» si spiega con altro, come l’uso di sostanze o un altro disturbo.
Si nasce con l’ADHD? expand_more
Si nasce con una predisposizione. L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo, gli studi sui gemelli stimano un’ereditabilità intorno al 74% e sono coinvolte molte varianti genetiche, ciascuna con un effetto piccolo. Per la diagnosi il DSM-5 chiede che diversi sintomi siano presenti prima dei 12 anni. Questo non vuol dire che i sintomi siano sempre visibili da subito: secondo uno studio del 2022, le risorse dell’infanzia possono ritardarne la comparsa.
Posso avere l’ADHD se da bambino andavo bene a scuola? expand_more
Sì, è possibile. Nella coorte britannica E-Risk chi mostrava l’ADHD solo a 18 anni aveva avuto da bambino un QI più alto e meno problemi di comportamento di chi lo aveva da sempre, e uno studio del 2022 associa l’esordio tardivo a maggiori risorse nell’infanzia. Il criterio del DSM-5 riguarda la presenza di sintomi prima dei 12 anni, non i voti: lo specialista può chiederti anche quanta fatica costavano quei risultati e chi ti aiutava a ottenerli.
Perché molti adulti ricevono la diagnosi di ADHD solo dopo i 30 anni? expand_more
Fra le ragioni possibili ci sono la compensazione nell’infanzia grazie a famiglia, scuola e capacità personali, il profilo disattento che si nota poco, il masking, le richieste crescenti della vita adulta, altre diagnosi arrivate prima come ansia o depressione, i pochi percorsi dedicati agli adulti e l’idea che l’ADHD sia una cosa da bambini.
Come si fa la diagnosi di ADHD a 40 anni? expand_more
Come a qualsiasi età adulta: screening con l’ASRS v1.1, ricostruzione dei sintomi infantili con la WURS e con pagelle o racconti dei familiari, valutazione del funzionamento attuale, per esempio con la BRIEF-A, intervista diagnostica come la DIVA-5 condotta da uno specialista ed esclusione di altre condizioni che possono spiegare i sintomi. Se i ricordi dell’infanzia sono pochi, la valutazione si fa lo stesso con le informazioni disponibili.
Una diagnosi tardiva di ADHD serve a qualcosa? expand_more
Può servire molto. Dà accesso ai percorsi di cura previsti per l’ADHD dell’adulto (psicoeducazione, psicoterapia e, se lo specialista lo ritiene indicato, farmaci), può aiutare a rileggere la propria storia e, dove ci sono i requisiti, permette di chiedere tutele come l’invalidità civile o adattamenti sul lavoro.

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