Sintomi e profilo cognitivo

Funzioni esecutive negli adulti: cosa sono, quali sono e cosa succede con l’ADHD

Funzioni esecutive: le abilità che trasformano un’intenzione in azione. Cosa sono, quali sono, come si notano nella vita adulta, che legame hanno con l’ADHD e cosa aiuta, con le prove e i loro limiti.

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Funzioni esecutive: vassoio di legno con scomparti per timer, chiavi, taccuino, penna, foglietti e telefono su una scrivania, gli strumenti con cui si aiuta l’organizzazione quotidiana
Luca Ferretti

Luca Ferretti

Divulgatore scientifico · redazione Test ADHD Italia

Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il giudizio clinico. La diagnosi di ADHD può essere formulata solo da psichiatra, neuropsichiatra o psicologo clinico iscritto all’Albo, attraverso colloquio clinico e strumenti validati.

In breve: le funzioni esecutive sono le abilità mentali che permettono di orientare il comportamento verso un obiettivo: frenare un impulso, tenere a mente le informazioni, cambiare strategia, pianificare, iniziare e portare a termine. Le tre di base sono inibizione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva. Un deficit non è pigrizia e non è una diagnosi: si osserva nell’ADHD, ma anche in autismo, depressione, ansia e con poco sonno. Nell’ADHD le difficoltà esecutive sono in media più marcate, ma non riguardano tutte le persone: un test nella norma non esclude il disturbo, e uno alterato non lo conferma. Se ti riconosci, il primo passo è uno screening, poi uno specialista.

Se pianificare, iniziare e tenere il filo ti costa fatica da anni, al lavoro e a casa, vale la pena capire da dove viene. GAM Medical fa la valutazione diagnostica dell’ADHD online, con psicologi e psichiatri. Il primo colloquio informativo è gratuito, dura 10 minuti e si fa in videochiamata. Prenota il colloquio gratuito →

Cosa sono le funzioni esecutive?

Le funzioni esecutive sono le abilità mentali che permettono di orientare il comportamento verso un obiettivo: fermarsi a pensare prima di agire, tenere a mente ciò che serve, cambiare piano quando le cose cambiano, iniziare e portare a termine. Si appoggiano in gran parte sulla corteccia prefrontale e non coincidono con l’intelligenza.

Secondo la definizione di Adele Diamond (2013), rendono possibile giocare con le idee nella mente, prendersi il tempo di pensare prima di agire, affrontare imprevisti, resistere alle tentazioni e restare concentrati. Una metafora usata spesso è il direttore d’orchestra: non suona nessuno strumento, ma decide chi entra e quando.

Servono soprattutto davanti a ciò che non è automatico. Per preparare una cena per quattro persone ne servono quasi tutte insieme: pianificare il menu, tenere a mente i tempi di cottura, cambiare piano se manca un ingrediente, non farsi portare via dal telefono mentre l’acqua bolle.

Due precisazioni. Non sono sinonimo di intelligenza: nella meta-analisi di Willcutt e colleghi (2005) le difficoltà esecutive delle persone con ADHD non si spiegavano con differenze di intelligenza. E non sono un’unica «cosa»: sono abilità collegate, e gli studiosi non concordano su dove tracciare i confini.

Dove stanno nel cervello e come si sviluppano

Nessuna funzione esecutiva lavora da sola: dipendono soprattutto dalla corteccia prefrontale e dalle reti che la collegano ad altre aree del cervello, fra cui i circuiti con i gangli della base. Sono anche fra le abilità che maturano più lentamente: crescono molto durante l’infanzia e continuano a svilupparsi nell’adolescenza fino alla prima età adulta (Diamond, 2013). A scuola contano parecchio, perché servono per seguire le consegne, studiare e organizzare i compiti, e per questo le difficoltà esecutive si studiano anche in altre condizioni del neurosviluppo, come i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

Quali sono le funzioni esecutive?

Le tre funzioni di base, secondo uno dei modelli più usati (Miyake e colleghi, 2000), sono l’inibizione, cioè frenare impulsi e distrazioni, la memoria di lavoro, cioè tenere a mente e aggiornare le informazioni, e la flessibilità cognitiva, cioè cambiare strategia. Su queste si costruiscono la pianificazione e il ragionamento (Diamond, 2013).

Lo studio di Miyake, su 137 studenti universitari, ha mostrato che le tre funzioni sono moderatamente correlate ma chiaramente separabili: «unità e diversità», dice il titolo. Per questo non esiste un elenco ufficiale unico. Nei questionari si descrivono anche aree più vicine alla vita di ogni giorno.

FunzioneCosa faCome si nota da adulti
InibizioneFrena impulsi, reazioni automatiche e distrazioniRispondere a una mail con irritazione; aprire il telefono mentre lavori
Memoria di lavoroTiene a mente e aggiorna le informazioni mentre si fa altroPerdere il filo a metà frase; dimenticare i passaggi appena letti
Flessibilità cognitivaCambia strategia o punto di vistaUn imprevisto manda a monte la giornata
PianificazioneDivide un obiettivo in tappe e le ordinaDavanti a un trasloco non sai da dove cominciare
OrganizzazioneTiene in ordine materiali, spazi, mailCerchi spesso chiavi, carte e file
Gestione del tempoStima durate e scadenze«Ci metto cinque minuti» e ne servono trenta (cecità temporale)
Avvio dei compitiPassa dall’intenzione all’inizioSai cosa fare e non parti (procrastinazione)
Autoregolazione emotivaModula frustrazione, rabbia, entusiasmoUna critica ti travolge più di quanto vorresti (disregolazione emotiva)

Cosa sono le funzioni esecutive calde e fredde?

Le funzioni esecutive fredde servono nei problemi astratti e senza carica emotiva, come ricordare una sequenza o pianificare un orario. Le calde entrano in gioco quando ci sono emozioni, ricompense o rischi: aspettare una gratificazione, frenare la rabbia, decidere sotto pressione. È una distinzione usata nella ricerca, anche in quella sull’ADHD.

Zelazo e Carlson (2012) le descrivono come processi di controllo dall’alto verso il basso, «caldi» nelle situazioni che contano sul piano emotivo o motivazionale e «freddi» in contesti più neutri. Lavorano insieme, ma non sempre allo stesso livello: si può pianificare un progetto con ordine impeccabile e perdere il controllo in una discussione.

FreddeCalde
Servono quandoIl compito è astratto, logico, senza coinvolgimento emotivoCi sono emozioni, ricompense, rischi o relazioni in gioco
EsempiTenere a mente un numero di telefono; pianificare un itinerarioRimandare un acquisto per risparmiare; non rispondere male in un litigio

Nell’ADHD la parte «calda» è studiata da tempo: nella meta-analisi di Jackson e MacKillop (2016), su 25 confronti e 3.913 partecipanti, chi ha l’ADHD sceglieva più spesso una ricompensa piccola subito che una più grande più tardi (d = 0,43, effetto medio), senza differenze fra minori e adulti.

Funzioni esecutive: esempi concreti nella vita di un adulto

Le funzioni esecutive si notano quando la vita chiede di coordinare più cose insieme, e da adulti succede di continuo.

Al lavoro

Cominci un compito lungo solo quando la scadenza è vicina. Passi da una mail urgente a un file e dopo mezz’ora non sai più a che punto eri. Stimi due ore per un lavoro che ne richiede sei. Strategie e tutele: ADHD e lavoro.

A casa

Il bucato resta in lavatrice dal giorno prima. Cerchi le chiavi quando sei già in ritardo. Apri tre cassetti per riordinare e a sera non ne hai finito nessuno.

Con i soldi

Una bolletta o un rinnovo scade e te ne accorgi dopo: fra le dimenticanze quotidiane degli adulti, il DSM-5 cita proprio il pagare le bollette e il rispettare gli appuntamenti. Poi ci sono gli acquisti d’impulso, fatti «a caldo».

Nelle relazioni

Prometti di richiamare e te ne dimentichi. In un litigio la frustrazione sale più in fretta di quanto vorresti. Chi ti sta vicino può leggere disinteresse, anche se ci tieni. Il quadro completo: ADHD e relazioni di coppia.

Le stesse scene, da sole, non dicono nulla: capitano a tutti sotto stress o dopo una notte in bianco. Contano la frequenza, la durata (anni, non settimane), il numero di ambiti e il costo concreto.

Ti riconosci in più di una scena?

Il terzo questionario del nostro percorso gratuito riguarda le funzioni esecutive: 15 domande, circa 8 minuti. Il profilo che ne esce non è una diagnosi, ma è materiale da portare allo specialista.

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Cosa significa avere un deficit delle funzioni esecutive?

Avere un deficit delle funzioni esecutive significa fare fatica, in modo persistente, a pianificare, iniziare, organizzare, tenere a mente e regolare il proprio comportamento rispetto a ciò che ci si propone. Non è pigrizia né mancanza di impegno, e di per sé non è una diagnosi: descrive una difficoltà che può avere cause diverse.

Il punto che più fa soffrire: sai che cosa fare, vuoi farlo e non ci riesci quando serve. Dall’esterno sembra scarso impegno; dall’interno è una distanza fra intenzione e azione che si ripete. Tre motivi per cui non è pigrizia:

  1. La prestazione varia. La stessa persona può riuscire un giorno e non il successivo, o riuscire quando c’è urgenza e non quando manca. Una maggiore variabilità è descritta nella ricerca sull’ADHD (Castellanos e colleghi, 2006): il «se vuoi, puoi» non regge.
  2. Si vede nella vita reale. In uno studio su 135 bambini con iperattività seguiti fino all’età adulta (età media 27 anni) e 75 controlli, i questionari sulle difficoltà esecutive quotidiane prevedevano i problemi sul lavoro meglio dei test di laboratorio (Barkley e Fischer, 2011).
  3. Compensare costa. Si regge con più ore e più controlli finché il carico resta basso; quando cresce, il sistema può cedere. Ne parlano le guide al burnout da ADHD e all’ADHD ad alto funzionamento.

Dietro un deficit esecutivo non c’è una causa sola, come vediamo più sotto. Se il blocco riguarda soprattutto l’avvio, i meccanismi sono nella guida alla paralisi da ADHD.

Che legame c’è tra funzioni esecutive e ADHD?

In media le persone con ADHD vanno peggio nei test sulle funzioni esecutive, ma questo non vale per tutte: secondo la meta-analisi di Willcutt e colleghi (2005) i deficit esecutivi non sono né necessari né sufficienti a spiegare tutti i casi di ADHD. Sono una parte importante del quadro, non il quadro intero.

L’idea che l’ADHD sia in buona parte un disturbo delle funzioni esecutive è legata soprattutto al modello di Russell Barkley (1997): al centro c’è un deficit di inibizione, da cui dipenderebbero memoria di lavoro, autoregolazione delle emozioni, interiorizzazione del linguaggio e capacità di ricombinare i comportamenti. Lui stesso scriveva che serviva molta più ricerca. Che cosa mostrano i dati?

StudioCosa ha analizzatoCosa ha trovato
Willcutt e colleghi, 200583 studi: 3.734 persone con ADHD e 2.969 senzaPeggio in tutti i compiti esecutivi, con differenze medie (da 0,46 a 0,69), più marcate per controllo degli impulsi, vigilanza, memoria di lavoro e pianificazione. Deficit non universali
Boonstra e colleghi, 200513 studi su adulti con ADHDDifferenze medie in fluenza verbale, inibizione e cambio di compito (da 0,62 a 0,89), ma anche in lettura di parole e denominazione di colori: le difficoltà potrebbero non limitarsi alle funzioni esecutive

Due conseguenze pratiche. Riconoscere difficoltà esecutive non vuol dire avere l’ADHD, perché possono avere altre cause; e un test di laboratorio nella norma non esclude l’ADHD, mentre uno alterato non lo conferma. Già nel 2006 una revisione (Castellanos e colleghi) metteva in discussione che il deficit esecutivo sia la causa primaria del disturbo. Il quadro completo è nella guida ai sintomi dell’ADHD negli adulti.

Un dato nostro, da leggere con cautela. Fra le 1.049 donne e i 495 uomini che hanno completato il questionario sulle funzioni esecutive del nostro percorso, il 53% sia delle donne sia degli uomini è nella fascia più alta, cioè almeno il 65% del punteggio massimo. È l’unico dei cinque questionari in cui, nella fascia più alta, donne e uomini coincidono: sull’infanzia le donne sono il 35% contro il 46% degli uomini, sull’ASRS il 47% contro il 53% (sopra la soglia indicativa dell’ASRS, invece, sono il 71% in entrambi i gruppi). Sono dati di chi sceglie di fare uno screening online, non della popolazione, ricavati da 15 domande ispirate ai domini del BRIEF-A: non fanno diagnosi. Dettagli nell’Osservatorio ADHD Italia (dati al 2 ottobre 2026); il questionario è nel nostro percorso gratuito.

Le funzioni esecutive cambiano anche con autismo, depressione, ansia e sonno?

Sì. Le difficoltà esecutive non sono esclusive dell’ADHD: compaiono anche nell’autismo, nella depressione e nell’ansia, e peggiorano dopo notti di sonno ridotto. Per questo un punteggio alto in un questionario sulle funzioni esecutive dice che c’è una difficoltà, non quale ne sia la causa.

CondizioneCosa mostra la ricercaApprofondimento
AutismoDemetriou e colleghi, 2018: 235 studi, 14.081 persone, funzioni esecutive ridotte, effetto medio (g = 0,48) simile nei vari dominiADHD e autismo
DepressioneSnyder, 2013: 113 studi, prestazioni più basse nei test esecutivi (da 0,32 a 0,97), con qualche prova di deficit maggiori se i sintomi sono più graviADHD o depressione
AnsiaMoran, 2016: 177 campioni, 22.061 persone, più ansia riferita e memoria di lavoro più scarsa (effetto piccolo-medio, g = −0,33)ADHD e ansia
Sonno ridottoLowe e colleghi, 2017: 61 studi, la restrizione sperimentale del sonno peggiora le funzioni esecutive (effetto piccolo-medio, g = −0,32)ADHD e sonno

Sono studi su gruppi, non su singole persone, e misurano soprattutto la prestazione ai test.

Come si distingue l’ADHD? Non dal solo profilo esecutivo: per il DSM-5 diversi sintomi devono essere presenti prima dei 12 anni, in almeno due contesti, con un impatto sulla vita sociale, scolastica o lavorativa, e non devono essere spiegati meglio da un altro disturbo. Per questo la valutazione ricostruisce la storia dall’infanzia e considera le altre condizioni, che possono anche coesistere.

Come si valutano le funzioni esecutive?

Si valutano con due tipi di strumenti: questionari che chiedono come vai nella vita di tutti i giorni, come il BRIEF-A, e test neuropsicologici di prestazione svolti con uno specialista, come Stroop o Trail Making Test. Misurano cose diverse e si completano; nessuno dei due, da solo, fa diagnosi di ADHD.

I questionari chiedono con quale frequenza una difficoltà ha pesato di recente, in una versione per la persona e, spesso, in una per chi la conosce bene: scale, punteggi e limiti sono nella guida al BRIEF-A. I test di prestazione sono compiti con tempi e regole fisse: Stroop per l’inibizione, span di cifre al contrario per la memoria di lavoro, Trail Making Test e Wisconsin Card Sorting Test per la flessibilità.

Perché due strumenti? Perché si somigliano meno di quanto si pensi: in 20 studi la correlazione mediana fra test e questionari era appena 0,19 (Toplak e colleghi, 2013). I test colgono l’efficienza delle abilità, i questionari il successo nel perseguire gli obiettivi.

E la diagnosi di ADHD? Non si fa con un test esecutivo: lo specialista usa un colloquio clinico, come la DIVA-5, ricostruisce la storia dall’infanzia, raccoglie informazioni da chi ti conosce e considera le altre condizioni possibili. Un risultato nella norma non esclude l’ADHD e uno basso non lo conferma.

Cosa misura il nostro questionario. Il terzo passo del percorso di screening gratuito ha 15 domande, richiede circa 8 minuti ed è ispirato ai domini del BRIEF-A: memoria di lavoro, pianificazione, flessibilità e controllo degli impulsi. Non è il BRIEF-A, non ha norme per confrontare il tuo punteggio con una popolazione e non misura la prestazione ai test: è uno screening, non una valutazione.

Si possono allenare le funzioni esecutive? Esercizi, giochi e strategie

In parte. Le funzioni esecutive migliorano con la pratica a ogni età, concludono Diamond e Ling (2016), ma l’effetto si ferma spesso al compito allenato: una revisione sui «giochi per il cervello» trova miglioramenti nei compiti esercitati e poche prove di un beneficio sulla vita di tutti i giorni (Simons e colleghi, 2016).

Giochi e app per le funzioni esecutive: cosa dicono gli studi

La revisione di Simons e colleghi esamina le prove citate dalle stesse aziende che vendono i programmi: molte per i compiti allenati, poche per la vita quotidiana, e molti studi con limiti di progetto o di analisi. Diamond e Ling arrivano a una conclusione simile: un ampio trasferimento non sembra avvenire.

Percorsi con uno specialista

Per gli adulti con ADHD, alcuni studi randomizzati hanno valutato percorsi che insegnano competenze pratiche più che «allenare la memoria». In uno su 88 adulti (Solanto e colleghi, 2010), 12 settimane di terapia metacognitiva di gruppo su tempo, organizzazione e pianificazione hanno ridotto la disattenzione più di una psicoterapia di supporto; in un altro, su 86 adulti già in terapia farmacologica (Safren e colleghi, 2010), la terapia cognitivo-comportamentale ha migliorato i sintomi più del rilassamento con supporto educativo. Se e quale percorso sia adatto lo valuta uno specialista; sui farmaci decide lo psichiatra, dopo una diagnosi.

Strategie che spostano le funzioni esecutive fuori dalla testa

Se memoria di lavoro e avvio fanno fatica, conviene non affidare tutto alla testa. In psicologia si chiama cognitive offloading: usare azioni e oggetti per ridurre il carico mentale, come impostare un promemoria per un appuntamento (Risko e Gilbert, 2016). Sono accorgimenti di uso comune, non terapie: nessuno degli studi citati qui li ha valutati uno per uno, quindi vanno provati e adattati.

  1. Scrivi subito, non «dopo». Un impegno va in un posto solo, appena arriva; un posto fisso anche per chiavi e documenti. Un esempio per le mail è il sistema delle tre cartelle.
  2. Il primo passo, scritto come azione. «Fare la dichiarazione» diventa «aprire la cartella dei documenti»: ne parla la guida su ADHD e procrastinazione.
  3. Frasi «se… allora». «Se arrivo a casa, allora metto le chiavi nel vassoio». Una meta-analisi su 94 test, non specifica per l’ADHD, trova un effetto da medio a grande sugli obiettivi (d = 0,65; Gollwitzer e Sheeran, 2006).
  4. Timer e allarmi per partire. Il tempo diventa visibile: altri strumenti sono nella guida alla cecità temporale.
  5. Routine, meno decisioni e un’attesa prima delle scelte «a caldo». Automatizza ciò che si ripete; un acquisto non urgente aspetta una notte.
  6. Sonno e pause. Sonno scarso e stress prolungato peggiorano le funzioni esecutive (Diamond, 2013; Lowe e colleghi, 2017): se dormi poco da settimane, parlane con un medico.

Meglio cominciare da uno o due accorgimenti: ogni sistema nuovo è un’altra cosa da ricordare.

Quando ha senso fare uno screening e quando rivolgersi a uno specialista?

Ha senso uno screening quando le difficoltà esecutive durano da anni, compaiono in più ambiti e hanno un costo concreto. È un primo passo, non una diagnosi: restituisce un profilo da portare a uno specialista (psichiatra, neuropsichiatra o psicologo clinico), l’unico a poter formulare una diagnosi di ADHD.

Vale la pena parlarne soprattutto se la difficoltà:

  • c’è da molto tempo, già dagli anni della scuola;
  • riguarda più ambiti: lavoro o studio, casa, soldi, relazioni;
  • ha conseguenze concrete: scadenze saltate, more, conflitti ricorrenti;
  • resiste agli sforzi: agende e app funzionano qualche settimana, poi smettono;
  • si accompagna ad altri segnali di disattenzione o impulsività, come quelli dell’ASRS, lo screener dell’OMS per adulti.

Se sono comparse da poco, dopo un lutto o un periodo di stress, è comunque un buon motivo per parlarne con il medico di base. Il percorso, in tre passi:

  1. Screening orientativo. Il percorso gratuito di screening comprende cinque questionari, fra cui quello sulle funzioni esecutive, e restituisce un profilo scritto. Il primo si fa anche senza registrazione; per proseguire serve un indirizzo email. Non è una diagnosi.
  2. Primo confronto. Con GAM Medical puoi prenotare un colloquio informativo gratuito di 10 minuti in videochiamata. GAM fa la valutazione diagnostica online con psicologi e psichiatri, che seguono anche l’eventuale terapia farmacologica nel tempo.
  3. Valutazione diagnostica, nel privato o nel pubblico: strade e tempi sono in come ottenere la diagnosi di ADHD in Italia.

Porta esempi concreti, con la durata di ciascuno: il resto è nella guida su cosa portare alla prima visita.

Domande frequenti

Cosa sono le funzioni esecutive in parole semplici?

Sono le abilità che trasformano un’intenzione in azione: pensare prima di agire, tenere a mente ciò che serve, cambiare piano quando le cose cambiano, pianificare, iniziare e portare a termine. Si appoggiano soprattutto sulla corteccia prefrontale e non coincidono con l’intelligenza: si può avere un quoziente intellettivo alto e faticare a organizzarsi.

Quali sono le funzioni esecutive principali?

Secondo il modello di Miyake e colleghi (2000) sono tre: inibizione (frenare impulsi e distrazioni), memoria di lavoro (tenere a mente e aggiornare le informazioni) e flessibilità cognitiva (cambiare strategia). Su queste si costruiscono pianificazione e ragionamento; nei questionari si descrivono anche organizzazione, gestione del tempo, avvio dei compiti e regolazione delle emozioni.

Cosa significa deficit delle funzioni esecutive?

Significa una difficoltà persistente a pianificare, iniziare, organizzare, tenere a mente o regolare il comportamento rispetto agli obiettivi. Non è pigrizia e non è una diagnosi a sé: può comparire nell’ADHD, ma anche in autismo, depressione, ansia e con poco sonno. Per capirne la causa serve una valutazione specialistica.

Le funzioni esecutive sono compromesse nell’ADHD?

In media le persone con ADHD vanno peggio nei test sulle funzioni esecutive, con differenze di entità media (Willcutt e colleghi, 2005). Ma non tutte le persone con ADHD hanno deficit esecutivi, e i deficit non sono né necessari né sufficienti a spiegare tutti i casi. Per questo un test nella norma non esclude l’ADHD e uno alterato non lo conferma.

Come si testano le funzioni esecutive?

Con questionari sulla vita di tutti i giorni, come il BRIEF-A, e con test di prestazione svolti con uno specialista, come Stroop, span di cifre o Trail Making Test. I due livelli misurano cose diverse: in 20 studi la correlazione mediana era 0,19. Un questionario di screening, come quello del nostro percorso gratuito, non è un test neuropsicologico e non fa diagnosi.

Gli esercizi e i giochi per le funzioni esecutive funzionano?

Migliorano la prestazione nel compito allenato, ma gli studi trovano poche prove che il beneficio si estenda alla vita di tutti i giorni (Simons e colleghi, 2016). Per gli adulti con ADHD, studi randomizzati hanno valutato percorsi con uno specialista che insegnano competenze pratiche, come gestione del tempo e organizzazione (Solanto e colleghi, 2010).

Chi valuta le funzioni esecutive?

Di solito un neuropsicologo o uno psicologo esperto in valutazione neuropsicologica, con test di prestazione e questionari standardizzati. Se il sospetto è l’ADHD, la valutazione diagnostica spetta a uno specialista come lo psichiatra o lo psicologo clinico, che usa anche il colloquio e la storia dall’infanzia: i test esecutivi, da soli, non bastano.

Esiste un legame fra funzioni esecutive e autismo?

Sì: una meta-analisi di 235 studi su 14.081 persone ha trovato funzioni esecutive ridotte in modo moderato nell’autismo (g = 0,48), con un effetto simile nei diversi domini e abbastanza stabile nello sviluppo (Demetriou e colleghi, 2018). Anche l’ADHD coinvolge le funzioni esecutive, e quando le due condizioni coesistono si parla di AuDHD: distinguerle spetta a uno specialista.

Fonti

  • Miyake A, Friedman NP, Emerson MJ, Witzki AH, Howerter A, Wager TD (2000). The unity and diversity of executive functions and their contributions to complex “Frontal Lobe” tasks: a latent variable analysis. Cognitive Psychology, 41(1):49-100. Vai allo studio
  • Diamond A (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64:135-168. Vai allo studio
  • Zelazo PD, Carlson SM (2012). Hot and cool executive function in childhood and adolescence: development and plasticity. Child Development Perspectives, 6(4):354-360. Vai allo studio
  • Barkley RA (1997). Behavioral inhibition, sustained attention, and executive functions: constructing a unifying theory of ADHD. Psychological Bulletin, 121(1):65-94. Vai allo studio
  • Willcutt EG, Doyle AE, Nigg JT, Faraone SV, Pennington BF (2005). Validity of the executive function theory of attention-deficit/hyperactivity disorder: a meta-analytic review. Biological Psychiatry, 57(11):1336-1346. Vai allo studio
  • Boonstra AM, Oosterlaan J, Sergeant JA, Buitelaar JK (2005). Executive functioning in adult ADHD: a meta-analytic review. Psychological Medicine, 35(8):1097-1108. Vai allo studio
  • Castellanos FX, Sonuga-Barke EJS, Milham MP, Tannock R (2006). Characterizing cognition in ADHD: beyond executive dysfunction. Trends in Cognitive Sciences, 10(3):117-123. Vai allo studio
  • Jackson JNS, MacKillop J (2016). Attention-deficit/hyperactivity disorder and monetary delay discounting: a meta-analysis of case-control studies. Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, 1(4):316-325. Vai allo studio
  • Barkley RA, Fischer M (2011). Predicting impairment in major life activities and occupational functioning in hyperactive children as adults: self-reported executive function (EF) deficits versus EF tests. Developmental Neuropsychology, 36(2):137-161. Vai allo studio
  • Toplak ME, West RF, Stanovich KE (2013). Practitioner review: do performance-based measures and ratings of executive function assess the same construct? Journal of Child Psychology and Psychiatry, 54(2):131-143. Vai allo studio
  • Demetriou EA, Lampit A, Quintana DS et al. (2018). Autism spectrum disorders: a meta-analysis of executive function. Molecular Psychiatry, 23(5):1198-1204. Vai allo studio
  • Snyder HR (2013). Major depressive disorder is associated with broad impairments on neuropsychological measures of executive function: a meta-analysis and review. Psychological Bulletin, 139(1):81-132. Vai allo studio
  • Moran TP (2016). Anxiety and working memory capacity: a meta-analysis and narrative review. Psychological Bulletin, 142(8):831-864. Vai allo studio
  • Lowe CJ, Safati A, Hall PA (2017). The neurocognitive consequences of sleep restriction: a meta-analytic review. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 80:586-604. Vai allo studio
  • Simons DJ, Boot WR, Charness N et al. (2016). Do “brain-training” programs work? Psychological Science in the Public Interest, 17(3):103-186. Vai allo studio
  • Diamond A, Ling DS (2016). Conclusions about interventions, programs, and approaches for improving executive functions that appear justified and those that, despite much hype, do not. Developmental Cognitive Neuroscience, 18:34-48. Vai allo studio
  • Solanto MV, Marks DJ, Wasserstein J et al. (2010). Efficacy of meta-cognitive therapy for adult ADHD. American Journal of Psychiatry, 167(8):958-968. Vai allo studio
  • Safren SA, Sprich S, Mimiaga MJ et al. (2010). Cognitive behavioral therapy vs relaxation with educational support for medication-treated adults with ADHD and persistent symptoms: a randomized controlled trial. JAMA, 304(8):875-880. Vai allo studio
  • Risko EF, Gilbert SJ (2016). Cognitive offloading. Trends in Cognitive Sciences, 20(9):676-688. Vai allo studio
  • Gollwitzer PM, Sheeran P (2006). Implementation intentions and goal achievement: a meta-analysis of effects and processes. Advances in Experimental Social Psychology, 38:69-119. Vai allo studio
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), criteri diagnostici dell’ADHD. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing. Vai alla fonte

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