Molte persone arrivano alla prima visita per l’ADHD con un sospetto forte e pochi elementi concreti da mostrare. Non è una colpa: spesso nessuno spiega prima cosa serve. Il risultato è che lo specialista deve ricostruire tutto da zero, e in un servizio con le agende piene ogni informazione che manca può voler dire un appuntamento in più.
Qui trovi cosa portare, fra documenti, esami, materiale personale e prove dell’infanzia, e come si svolge la valutazione fino alla restituzione. I riferimenti sono il consenso europeo sull’ADHD dell’adulto (Kooij et al., 2019) e la validazione italiana della DIVA-5 (Di Lorenzo et al., 2025).
Come si svolge la valutazione ADHD dell’adulto, fase per fase
La diagnosi di ADHD nell’adulto è clinica. Il consenso europeo lo dice in modo netto: finora non esiste un test neurobiologico o neuropsicologico abbastanza affidabile da stabilire la diagnosi sulla singola persona (Kooij et al., 2019). Per questo la valutazione mette insieme più strumenti, e la prima visita ne è solo l’inizio.
Il numero di incontri cambia da centro a centro, ma le fasi di solito sono queste.
| Fase | Cosa succede | Cosa ti serve |
|---|---|---|
| 1. Primo colloquio | Storia clinica, motivo della richiesta, sintomi di oggi, farmaci, diagnosi precedenti | Documenti, referti, timeline dei sintomi |
| 2. Questionari | Scale di autovalutazione come ASRS, WURS o BRIEF-A | Risposte sincere, i punteggi di uno screening già fatto |
| 3. Intervista DIVA-5 | I 18 sintomi del DSM-5, oggi e nell’infanzia, con esempi di vita quotidiana: circa 60-90 minuti | Esempi concreti, pagelle, un familiare se possibile |
| 4. Eventuali test neuropsicologici | Prove di attenzione come i Continuous Performance Test, se lo specialista li ritiene utili | Una giornata senza altri impegni pesanti |
| 5. Restituzione | Esito, altre condizioni presenti, indicazioni, relazione scritta | Domande preparate, qualcosa per prendere appunti |
Sui test neuropsicologici, una revisione di dieci studi pubblicata nel 2023 da un gruppo dell’Università di Torino ha trovato che solo i Continuous Performance Test distinguono in modo affidabile l’ADHD da altri disturbi psichiatrici, e solo insieme all’intervista clinica (Rosso et al., 2023). Sono un aiuto, non una scorciatoia.
Tre domande da fare già alla prima visita
- Quali strumenti userà nelle sedute successive, e in quanti incontri pensa di completare la valutazione.
- Se rilascerà una relazione scritta alla fine, e con quale codice diagnostico.
- Se seguirà anche l’eventuale terapia o se dovrai rivolgerti a un altro specialista o a un centro: non tutti quelli che fanno la valutazione seguono poi il trattamento, ed è meglio saperlo subito.
Annota le risposte: servono se cambi specialista o se devi spostarti tra SSN e privato.
I documenti da portare alla prima visita
Se manca qualcosa che la struttura chiede, la visita rischia di slittare.
Se la visita è tramite SSN
- Impegnativa del medico di base, se la struttura la richiede, con un quesito chiaro, per esempio «sospetto ADHD dell’adulto». Le regole cambiano da regione a regione: verificale quando prenoti.
- Tessera sanitaria e documento d’identità validi.
- Eventuale esenzione dal ticket, se ne hai diritto.
Se la visita è privata
- Documento d’identità e codice fiscale per la fattura sanitaria.
- Eventuale assicurazione integrativa, con l’autorizzazione se la polizza la prevede.
In entrambi i casi
- Lista dei farmaci che prendi, compresi quelli da banco e gli integratori, e un’indicazione onesta su caffè, alcol, nicotina e cannabis. Negli adulti con ADHD i disturbi da uso di sostanze sono molto comuni, a volte come tentativo di automedicazione (Weibel et al., 2019), e lo specialista deve saperlo.
- Diagnosi precedenti: disturbi specifici dell’apprendimento, ansia, depressione, disturbo bipolare, disturbi di personalità, dipendenze. Negli adulti l’ADHD si accompagna spesso ad altri disturbi psichiatrici (Weibel et al., 2019).
- Referti ed esami recenti, che trovi nel dettaglio qui sotto.
Gli esami che lo specialista può chiederti, e a cosa servono
Nessun esame diagnostica l’ADHD, ma alcune condizioni mediche danno disturbi simili, come stanchezza o difficoltà di concentrazione. Il consenso europeo chiede una storia medica completa, non solo psichiatrica (Kooij et al., 2019). Quali esami servono lo decide lo specialista: se li hai già fatti di recente, porta i risultati.
| Esame | Cosa controlla | Perché può servire |
|---|---|---|
| TSH, FT3, FT4 | Funzione della tiroide | L’ipotiroidismo può dare fatica, alterazioni della memoria e depressione (ISSalute) |
| Emocromo e ferritina | Anemia e riserve di ferro | L’anemia da carenza di ferro dà spesso affaticamento anche a riposo e, meno spesso, difficoltà di concentrazione (ISSalute) |
| Vitamina B12 e folati | Carenze vitaminiche | L’anemia da carenza di vitamina B12 o di folati può dare difficoltà di concentrazione e di memoria (ISSalute) |
| Valutazione del sonno, se russi forte o sei molto stanco durante il giorno | Apnee ostruttive nel sonno (ISSalute) | Le apnee si associano a deficit di attenzione, memoria a lungo termine e funzioni esecutive (Bucks et al., 2013) |
| Pressione e frequenza cardiaca | Il punto di partenza cardiovascolare | Si valutano prima di un’eventuale terapia con farmaci stimolanti e si ricontrollano durante (Kooij et al., 2019). Se serve anche un ECG lo decide lo specialista |
Sulla parte che riguarda i farmaci trovi di più nella guida ai farmaci per l’ADHD negli adulti in Italia.
La timeline scritta dei sintomi: come costruirla
Una timeline scritta è una o due pagine in cui ricostruisci come i sintomi si sono presentati nelle diverse fasi della vita. Non è un’autodiagnosi: è una raccolta ordinata di informazioni che lo specialista chiederebbe comunque, e che così trova già in fila.
Una struttura che funziona:
- Infanzia (fino a 12 anni): cosa dicevano genitori e insegnanti. «Distratto», «non finisce i compiti», «sempre in movimento». Riporta anche i commenti che sembravano positivi, come «intelligente ma svogliato»: lo specialista saprà come leggerli.
- Adolescenza (13-18 anni): rendimento scolastico, gestione del tempo, bocciature o cambi di scuola, rapporti con i coetanei, primi periodi di ansia o di demotivazione.
- Vita adulta: lavoro (ritardi, dimenticanze, cambi frequenti), relazioni, soldi (spese impulsive, scadenze saltate), salute mentale (ansia, umore, esaurimento).
- Strategie di compenso: liste, promemoria, sveglie multiple, un partner che ricorda tutto, molto caffè. Sono dati clinici: il consenso europeo avverte che nell’adulto con un buon livello di funzionamento le strategie di compenso possono mascherare i problemi più evidenti (Kooij et al., 2019).
Scrivila in prima persona: bastano tre-cinque esempi concreti per fase, anche con date approssimative.
Il diario di osservazione di quattro settimane
Se la visita non è domani, puoi iniziare oggi un diario di osservazione. Quattro settimane sono un buon compromesso: abbastanza per vedere cosa si ripete, non così tante da farti mollare a metà.
Basta una griglia, anche nelle note del telefono, come questa (gli esempi sono inventati):
| Data | Sintomo osservato | Contesto | Conseguenza | Strategia tentata |
|---|---|---|---|---|
| 15/04 | Rimandata una pratica scaduta da tre settimane | Lavoro da casa, mattina | Una multa, ansia per due giorni | Sveglia e lista, ho aperto la mail quattro volte senza agire |
| 17/04 | Dimenticato un appuntamento medico | Calendario non aggiornato | Settimane di attesa per riprenotare | Nessuna |
| 20/04 | Sei ore di fila su un progetto personale | Domenica, hobby | Saltato il pranzo, mal di testa, lavoro urgente rimasto fermo | Nessuna |
Quello che conta è la concretezza: sintomo, contesto, conseguenza. È l’informazione che serve per valutare il criterio del DSM-5 sulla compromissione del funzionamento, cioè quanto i sintomi pesano davvero sulla tua vita.
Pagelle, familiari e ricordi dell’infanzia
Il DSM-5 chiede che diversi sintomi fossero presenti prima dei 12 anni. Non serve che qualcuno li abbia diagnosticati allora, ma vanno ricostruiti. Ed è spesso la parte più difficile: il consenso europeo ricorda che gli adulti con ADHD spesso non riescono a ricordare come si comportavano da bambini (Kooij et al., 2019).
Materiale utile, se ce l’hai:
- Pagelle, note e quaderni: giudizi come «si distrae spesso» o «non porta i compiti» dicono più dei voti.
- Vecchie relazioni psicologiche, logopediche o per disturbi dell’apprendimento.
- Un familiare, o una pagina scritta dai genitori se non possono venire. Secondo il consenso europeo un genitore o il partner presente durante la valutazione può aggiungere informazioni preziose, per esempio su quanto sono intensi i sintomi e quanto pesano nella vita quotidiana (Kooij et al., 2019).
Se non hai conservato nulla, non è un ostacolo: il racconto in colloquio resta la base, i documenti servono a completarlo. Per chi sospetta l’ADHD al femminile un osservatore esterno è ancora più utile: secondo il consenso europeo le donne con ADHD sembrano sviluppare strategie di compenso migliori degli uomini e riescono di più a mascherare i sintomi durante l’infanzia (Kooij et al., 2019).
Come si svolge la DIVA-5 e come renderla utile
La DIVA-5 (Diagnostic Interview for ADHD in Adults) è un’intervista semi-strutturata basata sui criteri del DSM-5, che il clinico conduce con te. La versione italiana è stata validata al Centro di screening ADHD adulti dell’AUSL di Modena, su 132 persone (Di Lorenzo et al., 2025). Dura circa 60-90 minuti ed è divisa in tre parti:
- Disattenzione: i 9 sintomi di disattenzione del DSM-5.
- Iperattività e impulsività: i 9 sintomi corrispondenti.
- Esordio e compromissione: da quando ci sono i sintomi e in quali ambiti, personale, sociale o lavorativo, creano problemi.
Per ogni sintomo lo specialista chiede prima se è presente oggi, cioè negli ultimi sei mesi o da più tempo, poi se c’era da bambino, fra i 5 e i 12 anni. Le domande sono accompagnate da esempi di situazioni quotidiane (Di Lorenzo et al., 2025).
Come arrivarci preparato
- Porta esempi concreti: «la settimana scorsa ho riscritto la stessa email tre volte e l’ho lasciata nelle bozze per due giorni» dice più di «mi distraggo».
- Indica quanto spesso succede: «due o tre volte a settimana» è più utile di «ogni tanto».
- Se dell’infanzia non ricordi nulla, dillo: lo specialista userà pagelle, timeline e racconti dei familiari.
- Racconta anche quello che non è nei criteri, come la disregolazione emotiva o la fatica a sentire il tempo che passa: non decide la diagnosi, ma completa il quadro.
Come parlare con lo specialista: sincerità e preparazione emotiva
Se tendi a minimizzare i sintomi
Molti adulti arrivano alla valutazione dopo anni passati a compensare e a sentirsi dire che bastava impegnarsi di più. Il riflesso è minimizzare: «capita a tutti», «non è così grave». Non è una bugia, è un’abitudine. Il problema è che il quadro che arriva allo specialista resta incompleto, e nell’adulto i sintomi di disattenzione possono essere già coperti dall’ansia o da strategie di compenso quasi ossessive (Weibel et al., 2019).
- Rispondi come stanno le cose, non come «dovrebbero sembrare»: se un sintomo ti capita spesso, di’ spesso.
- Se ti accorgi di aver minimizzato, dillo: «forse ho sottostimato, succede più di quanto ho detto».
- Non esagerare per paura di non essere creduto: lo specialista ha bisogno del quadro reale, in un senso e nell’altro.
- Racconta il contesto: sonno, stress, lutti, cambi di lavoro. Servono a distinguere i sintomi dell’ADHD dalla reazione a un periodo difficile.
- Nomina le strategie di compenso: riuscire a funzionare grazie a quattro sveglie e a un partner organizzatissimo non esclude l’ADHD.
Prepararti anche emotivamente
La valutazione può essere intensa. Si torna all’infanzia, si raccontano difficoltà mai dette, si rileggono anni di fatica. Qualche accorgimento aiuta:
- Non fissare impegni pesanti subito dopo: potresti uscire stanco o scosso.
- Scegli un giorno in cui hai spazio mentale, non una pausa fra due riunioni.
- Fatti accompagnare da una persona di fiducia, anche solo per il dopo.
- Prevedi un momento per staccare: una passeggiata, una telefonata a qualcuno che ti capisce.
- Se durante il colloquio arriva un’emozione forte, dillo: fa parte del racconto, non è un’interruzione.
Cosa NON serve portare
Per togliere un po’ di ansia, ecco cosa non ti serve preparare:
- Esami del sangue «per l’ADHD»: non esistono. Gli esami servono solo a escludere altre cause.
- Risonanza magnetica o EEG: nessun test neurobiologico basta a fare la diagnosi, e l’EEG da solo non è abbastanza accurato (Kooij et al., 2019). Se servono per altri motivi, li chiede lo specialista.
- Un’autodiagnosi presa dai social: TikTok, Reddit e i gruppi possono averti spinto a chiedere aiuto, ed è già qualcosa. Ma non sostituiscono il colloquio.
- Un elenco lunghissimo di sintomi generici: tre-cinque esempi concreti per area valgono di più.
Un test ADHD online gratis fatto prima non è una prova, perché lo specialista userà i suoi strumenti, ma resta utile: ti aiuta a dare un nome preciso ai sintomi. Cosa può dirti e cosa no lo spiega la guida sulla validità scientifica dei test ADHD online.
La restituzione: cosa contiene e quali domande fare
Alla fine della valutazione c’è il colloquio di restituzione, in cui lo specialista ti spiega le conclusioni. Di solito contiene:
- Esito: ADHD confermato, quadro sotto soglia, diagnosi diversa o nessuna diagnosi.
- Presentazione: prevalentemente disattenta, prevalentemente iperattivo-impulsiva o combinata.
- Gravità: lieve, moderata o grave, anche in base a quanto i sintomi pesano sul funzionamento.
- Altre condizioni presenti insieme all’ADHD, come ansia, depressione o disturbi del sonno.
- Indicazioni: psicoeducazione, psicoterapia, eventuale terapia farmacologica, cambiamenti pratici. Cosa è adatto a te lo decide lo specialista.
- Relazione scritta, utile per il medico di base e per eventuali pratiche, come la domanda di invalidità civile o gli accomodamenti sul lavoro.
È un incontro denso. Arriva con le domande scritte:
- «Quanto è solida questa conclusione?»
- «Quali altre diagnosi ha considerato, e ne resta qualcuna da approfondire?»
- «Quali sono i prossimi passi che mi consiglia?»
- «Se si parla di farmaci, chi li prescrive e come funziona il percorso in Italia?»
- «Può indicarmi centri o professionisti per il trattamento?»
- «Cosa devo portare al medico di base?»
Prendi appunti, o chiedi se puoi registrare il colloquio: molte informazioni arrivano tutte insieme.
E se alla fine non è ADHD?
Può succedere, e fa parte di una valutazione fatta bene. Serve proprio a dare il nome giusto a quello che vivi: se non è ADHD, capire cos’è apre la strada a un aiuto adatto.
Fra le condizioni che lo specialista considera ci sono i disturbi d’ansia (vedi ADHD e ansia), la depressione, il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità, i disturbi del sonno, gli altri disturbi del neurosviluppo e le condizioni mediche viste sopra. A volte l’ADHD c’è insieme a una di queste: negli adulti l’associazione con altri disturbi psichiatrici è frequente (Weibel et al., 2019).
Se l’esito non ti convince, puoi chiedere un secondo parere a un centro con esperienza sull’adulto: la mappa dei centri ADHD adulti per regione ti aiuta a orientarti.
Il punto pratico
La prima visita per l’ADHD non è un esame da superare. È l’inizio di una valutazione che si costruisce con materiale reale: documenti, esami, timeline, diario, ricordi dell’infanzia, strategie di compenso. Più quel materiale è ordinato, più il colloquio può concentrarsi su di te invece che sulla raccolta dei dati.
Se non hai ancora prenotato e sospetti l’ADHD, puoi partire da uno screening online basato su questionari come l’ASRS dell’OMS. Non è una diagnosi, ma è un dato in più da portare in studio e ti aiuta a capire se vale la pena prenotare.
Non hai ancora fissato la visita? Il colloquio informativo è gratuito
Dieci minuti in videochiamata, senza impegno, con GAM Medical, centro di telemedicina con psicologi e psichiatri che fa la valutazione ADHD online. Se preferisci partire da solo, lo screening è gratuito e chiede un indirizzo email per salvare il profilo e completare i cinque questionari.