Comorbidità

ADHD e dipendenze negli adulti: alcol, cannabis, fumo e cosa dicono davvero gli studi

Chi ha l’ADHD ha più probabilità di avere un problema con alcol, nicotina, cannabis e altre sostanze, ma «più probabile» non vuol dire «inevitabile». Qui vedi quanto è frequente, cosa dicono gli studi su automedicazione e farmaci, come le sostanze complicano la diagnosi e dove chiedere aiuto.

calendar_today18 ottobre 2026 schedule15 min di lettura verified26 fonti verificate
ADHD e dipendenze negli adulti: su un tavolo di legno, la sera, un bicchiere da vino capovolto, un posacenere vuoto, un taccuino blu chiuso e un bicchiere d’acqua accanto a una pianta
Luca Ferretti

Luca Ferretti

Divulgatore scientifico · redazione Test ADHD Italia

Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Non contiene indicazioni su dosi, sospensioni o combinazioni di sostanze e farmaci: per questo serve il medico che ti segue. La diagnosi di ADHD può essere formulata solo da psichiatra, neuropsichiatra o psicologo clinico iscritto all’Albo.

In breve: ADHD e dipendenze si incontrano più spesso di quanto capiterebbe per caso: tra i pazienti con un disturbo da uso di sostanze l’ADHD è presente in circa una su quattro (23,1% in una meta-analisi di 29 studi), contro il 2,5% stimato per gli adulti in generale. Sono dati osservazionali: dicono che le due cose vanno spesso insieme, non che l’una causi l’altra. Fra le spiegazioni più discusse ci sono l’impulsività, la sensibilità alla ricompensa immediata, rischi in parte condivisi e, per alcune sostanze, il tentativo di dare sollievo ai sintomi, ma la ricerca non dimostra che sia sempre automedicazione. Se l’uso è fuori controllo, il primo riferimento è il medico di base o il Ser.D., il servizio pubblico per le dipendenze della tua ASL; l’ADHD si chiarisce poi con una valutazione specialistica.

Alcol o cannabis per spegnere la testa? Una valutazione può chiarire se c’è un ADHD

Se le difficoltà di attenzione e di controllo ci sono da prima dell’uso di sostanze, distinguere cosa è ADHD e cosa è effetto della sostanza spetta a uno specialista, con un colloquio clinico e la storia dall’infanzia. GAM Medical fa la valutazione ADHD online: il primo passo è una videochiamata gratuita di 10 minuti per capire se nel tuo caso ha senso.

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ADHD e dipendenze: quanto è frequente l’associazione?

Tra i pazienti con un disturbo da uso di sostanze, l’ADHD è molto più comune che tra gli adulti in generale. Una meta-analisi di 29 studi ha stimato l’ADHD nel 23,1% dei pazienti con un disturbo da uso di sostanze (van Emmerik-van Oortmerssen e colleghi, 2012), contro il 2,5% degli adulti in generale (Simon e colleghi, 2009). La stima era più bassa per la dipendenza da cocaina che per quella da alcol e da oppioidi, e le ricerche con la nicotina come sostanza principale non erano incluse.

Il numero cambia molto da studio a studio. Nello studio internazionale IASP, che ha usato la stessa procedura in dieci Paesi, la quota andava dal 5,4% al 31,3% (la variabilità residua dipendeva in parte dalla sostanza principale e dal Paese), mentre le ricerche precedenti davano stime dal 2% all’83% (van de Glind e colleghi, 2014). Le grandi revisioni, in sintesi:

StudioChi ha analizzatoCosa ha trovato
van Emmerik-van Oortmerssen, 201229 studi su pazienti con disturbo da uso di sostanzeADHD nel 23,1% (intervallo 19,4-27,2%)
van de Glind, 20143.558 pazienti in cura per alcol o droghe, 10 PaesiADHD dal 5,4% (Ungheria) al 31,3% (Norvegia), con i criteri DSM-IV
Lee, 2011Studi che hanno seguito bambini con e senza ADHD fino all’adolescenza o all’età adultaCon l’ADHD, più probabili abuso o dipendenza da nicotina, alcol, marijuana, cocaina e altre sostanze; sesso ed età non cambiavano in modo significativo le associazioni
Groenman, 2017Meta-analisi di 37 studi sui disturbi dell’infanzia, con 22.029 persone con ADHDPiù probabili disturbi da alcol (odds ratio 2,15) e da nicotina (2,52)

Un odds ratio sopra 1 indica probabilità più alte di quelle di chi non ha l’ADHD. «Più probabile» però non vuol dire «inevitabile»: sono medie di gruppo, ottenute con studi osservazionali, e dicono poco su una singola persona. Mostrano che le due cose vanno spesso insieme, non che l’una causi l’altra.

Perché ADHD e uso di sostanze vanno spesso insieme?

Non c’è una causa unica. Gli studi indicano alcuni fili che si intrecciano, e nessuno spiega da solo tutti i casi.

  • Impulsività e ricompensa immediata. Una meta-analisi di 21 studi ha trovato che chi ha l’ADHD svaluta di più le ricompense in denaro che arrivano più tardi, con un effetto medio (d = 0,43; Jackson e MacKillop, 2016). Una sostanza dà sollievo subito e presenta il conto dopo: è un’ipotesi ragionevole, non una dimostrazione, che questo modo di pesare il tempo renda più difficile resistere.
  • Rischi in parte condivisi. Studi su famiglie, gemelli e DNA indicano che l’ADHD condivide alcuni fattori genetici e ambientali con i disturbi da uso di sostanze (Faraone e colleghi, 2021): le due condizioni possono avere radici comuni senza che una nasca dall’altra.
  • Il sistema della ricompensa. È una delle reti in cui gli studi trovano differenze nell’ADHD, ma sono differenze medie e piccole, non una «dopamina bassa» valida per tutti: la guida su ADHD e dopamina spiega perché.
  • Emozioni, sonno, umore. Rabbia che parte prima del pensiero, notti in cui la testa non si spegne, ansia: sono vissuti frequenti nell’ADHD adulto (vedi disregolazione emotiva, sonno e ansia), e per chi li vive è comprensibile cercare sollievo dove lo trova. Non è una spiegazione dimostrata per tutti.

L’automedicazione: cosa dice e cosa non dice la ricerca

L’ipotesi dell’automedicazione sostiene che alcune persone con ADHD, anche senza diagnosi, usino sostanze per alleviare i sintomi e non per svago. Una revisione pubblicata nel 2026 su 109 fonti (studi, revisioni e commenti) ha mappato come viene sostenuta, sostanza per sostanza (Adamou e Petrou, 2026): più presente per la nicotina, dove esistono anche dati sperimentali; frequente ma solo osservazionale per la cannabis; per l’alcol descritta soprattutto come comorbilità o rischio condiviso.

Tra le fonti analizzate, l’automedicazione veniva per lo più dedotta da un’associazione o da ciò che le persone dicono dei propri motivi, non verificata misurando se i sintomi cambiano. Gli autori concludono che usarla come spiegazione per tutti non è giustificato dal modo in cui è stata messa alla prova. In pratica: il motivo per cui bevi o fumi è un’informazione clinica utile, ma da solo non prova che ci sia un ADHD, né che non ci sia.

Qual è il ruolo dell’alcol nell’ADHD?

I bambini con ADHD seguiti fino all’età adulta hanno più probabilità di sviluppare un disturbo da uso di alcol: l’odds ratio era 1,35 in una meta-analisi sulla giovane età adulta (Charach e colleghi, 2011) e 2,15 in una più recente (Groenman e colleghi, 2017). I due valori differiscono perché le meta-analisi hanno incluso studi diversi (la prima si ferma al 2009, la seconda arriva al 2016), ma la direzione è la stessa. Il divario riguardava abuso e dipendenza, non l’aver mai bevuto: il semplice uso di alcol non era più frequente nei bambini con ADHD (Lee e colleghi, 2011).

L’alcol può anche confondere il quadro. Agitazione, memoria a buchi e sonno spezzato possono venire dall’ADHD, dall’alcol o da entrambi: per questo lo specialista cerca i sintomi anche prima e nei periodi in cui bevevi poco o niente, come spiega la sezione sulla diagnosi.

Alcol e farmaci si valutano con il medico che li prescrive. Il foglio illustrativo di Medikinet XL, nella versione britannica, dice di non bere alcol durante la terapia perché può peggiorare gli effetti indesiderati, e chiede di parlare con il medico se si è mai avuto un abuso o una dipendenza da alcol (emc, revisione 06/2025). Qui non diamo indicazioni: per il tuo caso chiedi a chi ti prescrive il farmaco.

ADHD e cannabis: aiuta o peggiora?

Dipende da cosa si misura. In uno studio su 104 adulti (26 per gruppo: con e senza ADHD, consumatori e non), i consumatori con ADHD riferivano meno impulsività, irritabilità e ansia e un umore migliore quando erano intossicati, e in due prove frenavano meglio le risposte impulsive. Ma, con o senza ADHD, da intossicati andavano peggio in altre cinque prove cognitive, e chi la usava da tempo andava peggio in due prove oggettive (Stueber e colleghi, 2025). Per gli autori le prove di un beneficio sono limitate.

In quello studio sollievo percepito e peggioramento su altre prove cognitive convivevano. È un solo studio, ma mostra perché la sensazione del momento non basta a capire l’effetto, e perché conviene parlarne con chi può valutare il quadro intero.

E la «cannabis terapeutica» per l’ADHD? Le prove sono pochissime. Uno studio randomizzato, un trial pilota su 30 adulti con uno spray a base di cannabinoidi (Sativex), non ha trovato differenze significative dal placebo sul risultato principale, e i miglioramenti su alcuni sintomi secondari non reggevano alla correzione per confronti multipli; gli autori lo giudicano non definitivo, un’indicazione preliminare che richiede altri studi (Cooper e colleghi, 2017). Una revisione del 2026 su 54 studi randomizzati non ha trovato dati sufficienti per una sintesi sull’ADHD e conclude che l’uso routinario di cannabinoidi per i disturbi mentali e da uso di sostanze è oggi raramente giustificato (Wilson e colleghi, 2026).

Qui non diamo consigli: se vuoi capire cosa valga nel tuo caso, la cannabis è un tema da portare allo specialista, con onestà su quanta ne usi e da quanto tempo.

Qual è la relazione tra ADHD e fumo di sigaretta?

In un campione rappresentativo di 15.197 giovani adulti statunitensi, ogni sintomo di disattenzione riferito si associava a una probabilità più alta di essere stato un fumatore regolare (odds ratio 1,11) e ogni sintomo di iperattività e impulsività a una probabilità ancora più alta (1,16); più sintomi significavano inizio più precoce e più sigarette (Kollins e colleghi, 2005). I sintomi erano riferiti dai partecipanti, a ritroso.

Nei bambini con ADHD la nicotina compare presto: la probabilità di usarla a metà adolescenza era più del doppio (odds ratio 2,36; Charach e colleghi, 2011), e per i disturbi legati alla nicotina la meta-analisi di Groenman e colleghi stima 2,52.

La nicotina è la sostanza per cui l’ipotesi dell’automedicazione ha più dati sperimentali (Adamou e Petrou, 2026). Chi vuole smettere può contare su un servizio gratuito e anonimo, il Telefono Verde contro il Fumo dell’ISS: numero e orari sono nella sezione sull’aiuto.

E il gioco d’azzardo e le altre dipendenze?

Per il gioco d’azzardo i dati sono meno numerosi. Una meta-analisi ha trovato una correlazione piccola (r = 0,17; intervallo 0,12-0,22) fra sintomi di ADHD e gravità del gioco problematico, con una tendenza, non significativa, a essere più forte nei campioni di età media più alta (Theule e colleghi, 2019). Per gli autori, chi lavora con giocatori problematici dovrebbe tenere presente il rischio di ADHD, e viceversa.

Per cocaina e altre droghe, Lee e colleghi hanno trovato più probabili abuso o dipendenza nei bambini con ADHD (tabella sopra); nella meta-analisi di Groenman l’ADHD infantile si associava a probabilità più che doppie di un disturbo da uso di sostanze in generale (odds ratio 2,61).

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Le sostanze confondono la diagnosi di ADHD?

Possono, ed è uno dei motivi per cui è facile non riconoscerlo. Il DSM-5 chiede che diversi sintomi fossero presenti prima dei 12 anni e che non siano spiegati meglio da un altro disturbo, compresa l’intossicazione o l’astinenza da sostanze (APA, 2013); i criteri completi sono nella guida al DSM-5.

Per distinguere, lo specialista ricostruisce l’infanzia con pagelle e racconti di chi ti conosce, chiede dei periodi in cui usavi meno o per niente e osserva come cambiano i sintomi nel tempo. Il consenso internazionale ICASA indica che il percorso diagnostico può partire appena non ci sono astinenza grave né intossicazione grave; un periodo senza sostanze si può includere, se fattibile, ma non è obbligatorio; e la diagnosi preliminare va verificata durante le cure, perché i sintomi possono cambiare quando il trattamento della dipendenza funziona (Crunelle e colleghi, 2018).

Lo stesso consenso raccomanda di cercare l’ADHD in tutti i pazienti dei servizi per le dipendenze, con uno screening come l’ASRS. Nello studio IASP su 1.138 pazienti in cura, l’ASRS individuava l’84% dei casi poi confermati dall’intervista, ma solo il 26% dei positivi aveva davvero l’ADHD, mentre il 97% dei negativi non lo aveva (van de Glind e colleghi, 2013). Serve a non perdere i casi, non a diagnosticare: vale anche per i questionari online come il nostro.

In Italia, secondo un commento pubblicato nel 2025, l’ADHD è ancora sottodiagnosticato negli adulti con disturbi da uso di sostanze, anche se alcuni Ser.D. hanno introdotto lo screening con l’ASRS (Zamboni, 2025).

Alcol o cannabis per spegnere la testa? Una valutazione può chiarire se c’è un ADHD

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I farmaci per l’ADHD aumentano il rischio di dipendenza?

È una domanda legittima: gli stimolanti hanno un potenziale di abuso, per questo in Italia si prescrivono dopo la diagnosi, con ricetta ministeriale a ricalco (vedi farmaci anfetaminici e metilfenidato negli adulti). Ma gli studi sulle persone in cura non mostrano che il trattamento aumenti i disturbi da uso di sostanze.

  • Humphreys e colleghi, 2013: 15 studi, 2.565 partecipanti. Il trattamento con stimolanti nell’infanzia non proteggeva né aumentava il rischio di disturbi da uso di sostanze più avanti.
  • Quinn e colleghi, 2017: cartelle assicurative di 2.993.887 adolescenti e adulti con ADHD negli Stati Uniti. Confrontando la stessa persona nei mesi con e senza farmaco (stimolanti o atomoxetina), nei mesi di terapia le probabilità (odds) di accessi al pronto soccorso legati a sostanze erano più basse del 35% negli uomini e del 31% nelle donne. A due anni dai periodi di terapia erano più basse del 19% negli uomini e del 14% nelle donne, con risultati meno coerenti nelle donne.
  • Schoenfelder e colleghi, 2014: 14 studi, 2.360 persone. Il trattamento con stimolanti era associato a meno fumo, ma quasi tutti gli studi erano osservazionali.

Sono associazioni, non prove di causa: chi si cura e chi non si cura possono differire per altri motivi. Resta il rischio dell’uso non medico di stimolanti prescritti, che il consenso mondiale del 2021 riporta, citando una revisione di 109 studi, come problema di salute pubblica rilevante, soprattutto fra gli studenti universitari (Faraone e colleghi, 2021); il consenso ICASA chiede cautela per prevenire abuso e diversione quando chi è in cura ha anche un disturbo da uso di sostanze.

Se hai un problema di sostanze in corso, se e quale farmaco usare lo decide lo specialista che ti segue: non possiamo darti indicazioni su farmaci, dosi o combinazioni.

Se l’uso di sostanze è fuori controllo: dove chiedere aiuto subito?

Se l’uso di alcol, cannabis, nicotina, droghe o gioco d’azzardo ti preoccupa, non serve aspettare di sapere se hai un ADHD per chiedere aiuto: le due cose si curano insieme, come raccomanda il consenso ICASA. Tre punti di partenza:

  1. Il Ser.D., il servizio pubblico per le dipendenze della tua ASL. L’art. 120 del DPR 309/1990 prevede che chi usa sostanze stupefacenti o psicotrope possa chiedere accertamenti e un programma terapeutico, e che a richiesta possa restare anonimo (Normattiva). Le regole di accesso variano da una ASL all’altra: la guida dell’AUSL della Valle d’Aosta, per esempio, dice che il suo Ser.D. segue anche alcol, tabacco e gioco d’azzardo, che l’accesso è libero e senza impegnativa e che i trattamenti sono gratuiti (guida ai servizi 2025). Per la tua zona telefona prima al servizio.
  2. Il medico di base, che può ascoltarti e indirizzarti ai servizi.
  3. I numeri verdi dell’Istituto Superiore di Sanità, attivi dal lunedì al venerdì (ISS, consultato il 18/10/2026). Per alcol e fumo l’ISS li descrive come servizi nazionali, anonimi e gratuiti (alcol, fumo).
Servizio ISSNumeroOrari
Telefono Verde Alcol800 632000Lunedì-venerdì, 10.00-16.00
Telefono Verde contro il Fumo800 554088Lunedì-venerdì, 10.00-16.00
Telefono Verde Droga800 186070Lunedì-venerdì, 10.00-19.30
Telefono Verde Gioco d’azzardo800 558822Lunedì-venerdì, 10.00-16.00

In un’emergenza sanitaria chiama il 112 (NUE 112).

Quando sospettare un ADHD dietro l’uso di sostanze, e come si collega il nostro percorso?

Un sospetto ha senso se le difficoltà hanno questi tratti:

  • ci sono dall’infanzia: distrazione, disorganizzazione, impulsività o irrequietezza ricordate da te, dai genitori o dalle pagelle;
  • compaiono in più ambiti, come lavoro, casa e relazioni, e non solo quando usi o quando sei in astinenza;
  • c’erano anche nei periodi in cui usavi poco o niente.

Un elenco non è una diagnosi e può valere anche per altre condizioni. Se ti riconosci in questi segnali, la strada è la valutazione di uno specialista: nel pubblico si parte dal medico di base, che invia ai servizi (CPS/CSM o centri ADHD adulti della Regione), si paga solo il ticket se non si è esenti e le attese sono spesso lunghe. Le tappe sono in come ottenere la diagnosi di ADHD in Italia e nella guida alle ASL; come scegliere lo specialista è in psichiatra per l’ADHD negli adulti.

Non siamo una clinica e non facciamo diagnosi. Il percorso di screening è fatto di cinque questionari gratuiti in italiano: l’ASRS dell’OMS e quattro moduli costruiti sui criteri usati in clinica (infanzia, funzioni esecutive, profilo sensoriale, sintesi dei criteri DSM-5). Il primo, sull’infanzia, dura 5 minuti e non chiede registrazione; dal secondo ti chiediamo nome ed email; in tutto servono circa 30 minuti. Alla fine hai un profilo a video da mostrare allo specialista: non è una diagnosi.

La parte sull’infanzia è utile proprio qui, perché guarda a un’età in cui di solito le sostanze non c’erano, e porta all’appuntamento esempi concreti. Il passaggio è questo: lo screening ti dice se vale la pena approfondire, uno specialista valuta se c’è un ADHD e quanto pesano le sostanze, e solo dopo si parla di eventuale terapia, che per ADHD e dipendenza si imposta insieme. Per un primo confronto senza attese c’è il colloquio informativo di GAM Medical: è gratuito, dura 10 minuti, si fa in videochiamata ed è con uno psicologo (prenotalo qui).

Domande frequenti

Qual è il ruolo dell’alcol nell’ADHD? expand_more

I bambini con ADHD seguiti fino all’età adulta hanno più disturbi da uso di alcol: l’odds ratio va da 1,35 a 2,15 rispetto a chi non ha l’ADHD, secondo due meta-analisi (Charach, 2011; Groenman, 2017). È un’associazione, non la prova che l’ADHD causi l’alcol, e l’alcol può confondere la valutazione.

Qual è la relazione tra ADHD e uso di sostanze? expand_more

Fra i pazienti con un disturbo da uso di sostanze l’ADHD è presente nel 23,1% dei casi (meta-analisi di 29 studi, van Emmerik-van Oortmerssen, 2012), contro circa il 2,5% degli adulti. I motivi sono più d’uno: impulsività, rischi condivisi e, in parte, ricerca di sollievo; l’automedicazione non è dimostrata come spiegazione unica (Adamou e Petrou, 2026).

Qual è la relazione tra ADHD e fumo? expand_more

Più sintomi di ADHD si associano a più probabilità di essere fumatore regolare, a un inizio più precoce e a più sigarette (Kollins, 2005). Chi vuole smettere può chiamare il Telefono Verde contro il Fumo dell’ISS, 800 554088, dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00.

Bere alcol peggiora l’ADHD? expand_more

Gli studi citati qui mostrano che l’ADHD si associa a più disturbi da alcol, non che l’alcol peggiori i sintomi dell’ADHD: una prova diretta non l’abbiamo trovata. Con un farmaco per l’ADHD il foglio illustrativo di Medikinet XL, versione britannica, dice di non bere alcol durante la terapia perché può peggiorare gli effetti indesiderati (emc): chiedi al medico che lo prescrive.

La cannabis aiuta l’ADHD? expand_more

Le prove sono scarse. Nel trial pilota su 30 adulti il risultato principale non differiva dal placebo (Cooper, 2017) e una revisione del 2026 non ha trovato dati sufficienti per l’ADHD e giudica raramente giustificato l’uso routinario dei cannabinoidi per i disturbi mentali (Wilson, 2026). Sul momento può dare sollievo percepito, ma in uno studio su 104 adulti i consumatori intossicati andavano peggio in altre prove cognitive (Stueber, 2025).

I farmaci per l’ADHD creano dipendenza? expand_more

Gli stimolanti hanno un potenziale di abuso e si prescrivono dopo la diagnosi, con ricetta ministeriale a ricalco. Negli studi osservazionali il trattamento nell’infanzia non aumentava né riduceva i disturbi da sostanze più avanti (Humphreys, 2013) e nei mesi di terapia c’erano meno accessi al pronto soccorso per sostanze (Quinn, 2017). Se e quale farmaco usare lo decide lo specialista.

Come calmare l’ADHD? expand_more

Non c’è un gesto o una sostanza che «spenga» l’ADHD: è una condizione del neurosviluppo che si valuta e si gestisce con uno specialista, con farmaci, psicoterapia o entrambi, scelti dopo la diagnosi (vedi si guarisce dall’ADHD e come si cura). Se per calmarti usi alcol, cannabis o sigarette, è un’informazione utile da portare alla valutazione.

Fonti

  • van Emmerik-van Oortmerssen K et al. (2012). Prevalence of ADHD in substance use disorder patients: a meta-analysis and meta-regression analysis. Drug Alcohol Depend, 122(1-2):11-19. Fonte
  • van de Glind G et al. (2014). Variability in the prevalence of adult ADHD in treatment seeking substance use disorder patients: an international multi-center study (IASP). Drug Alcohol Depend, 134:158-166. Fonte
  • van de Glind G et al. (2013). Validity of the ASRS as a screener for adult ADHD in treatment seeking substance use disorder patients. Drug Alcohol Depend, 132(3):587-596. Fonte
  • Simon V et al. (2009). Prevalence and correlates of adult ADHD: meta-analysis. Br J Psychiatry, 194(3):204-211. Fonte
  • Lee SS et al. (2011). Prospective association of childhood ADHD and substance use and abuse/dependence: a meta-analytic review. Clin Psychol Rev, 31(3):328-341. Fonte
  • Charach A et al. (2011). Childhood ADHD and future substance use disorders: comparative meta-analyses. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry, 50(1):9-21. Fonte
  • Groenman AP et al. (2017). Childhood psychiatric disorders as risk factor for subsequent substance abuse: a meta-analysis. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry, 56(7):556-569. Fonte
  • Faraone SV et al. (2021). The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 evidence-based conclusions. Neurosci Biobehav Rev, 128:789-818. Fonte
  • Jackson JN, MacKillop J (2016). ADHD and monetary delay discounting: a meta-analysis of case-control studies. Biol Psychiatry Cogn Neurosci Neuroimaging, 1(4):316-325. Fonte
  • Adamou M, Petrou C (2026). Self-medication of ADHD symptoms with psychoactive substances in adults: a scoping review. Front Psychiatry, 17:1966206. Fonte
  • Cooper RE et al. (2017). Cannabinoids in ADHD: a randomised-controlled trial. Eur Neuropsychopharmacol, 27(8):795-808. Fonte
  • Wilson J et al. (2026). Efficacy and safety of cannabinoids for mental disorders and substance use disorders: a systematic review and meta-analysis. Lancet Psychiatry, 13:304-315. Fonte
  • Stueber AM et al. (2025). Effects of chronic and acute cannabis use on cognition and perceived ADHD symptoms. Psychopharmacology, 243(7):1727-1742. Fonte
  • Kollins SH et al. (2005). Association between smoking and ADHD symptoms in a population-based sample of young adults. Arch Gen Psychiatry, 62(10):1142-1147. Fonte
  • Schoenfelder EN et al. (2014). Stimulant treatment of ADHD and cigarette smoking: a meta-analysis. Pediatrics, 133(6):1070-1080. Fonte
  • Theule J et al. (2019). Exploring the relationships between problem gambling and ADHD: a meta-analysis. J Atten Disord, 23(12):1427-1437. Fonte
  • Crunelle CL et al. (2018). International consensus statement on screening, diagnosis and treatment of substance use disorder patients with comorbid ADHD. Eur Addict Res, 24(1):43-51. Fonte
  • Zamboni L (2025). Troppo complessi da trattare? Un appello per programmi residenziali informati sull’ADHD in Italia (commento). Mission, 71. Fonte
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), criteri diagnostici dell’ADHD. Fonte
  • Humphreys KL et al. (2013). Stimulant medication and substance use outcomes: a meta-analysis. JAMA Psychiatry, 70(7):740-749. Fonte
  • Quinn PD et al. (2017). ADHD medication and substance-related problems. Am J Psychiatry, 174(9):877-885. Fonte
  • Medikinet XL capsule a rilascio modificato. foglio illustrativo (versione britannica), electronic medicines compendium, revisione 06/2025. Fonte
  • DPR 9 ottobre 1990, n. 309. art. 120, Terapia volontaria e anonimato, Normattiva. Fonte
  • Istituto Superiore di Sanità. Telefoni Verdi (alcol, fumo, droga, gioco d’azzardo), consultato il 18/10/2026. Fonte
  • AUSL Valle d’Aosta (2025). Ser.D., guida ai servizi. Fonte
  • Provincia autonoma di Trento. NUE 112, Numero Unico Europeo per le chiamate di emergenza, aggiornamento del 23/06/2026. Fonte

Se il dubbio riguarda te

Cinque questionari gratuiti in italiano: l’ASRS dell’OMS e quattro moduli costruiti sui criteri usati in clinica, fra cui uno sull’infanzia. Il primo dura 5 minuti e non chiede registrazione. Alla fine hai un profilo da mostrare allo specialista: non è una diagnosi.

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