Quanto conta la genetica nell’ADHD
L’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, è una condizione in cui il ruolo dei geni si studia da decenni (per un ripasso c’è la guida su cosa significa ADHD). Le prove vengono da tre tipi di ricerca, riassunti da Stephen Faraone e Henrik Larsson su Molecular Psychiatry (DOI 10.1038/s41380-018-0070-0):
- Famiglie. In uno studio su 894 bambini e ragazzi con ADHD, i loro 1.135 fratelli avevano un rischio nove volte più alto dei fratelli di coetanei senza ADHD.
- Adozioni. L’ADHD era più frequente tra i parenti biologici che tra quelli adottivi, il cui rischio era simile a quello delle famiglie di confronto.
- Gemelli. Gli identici hanno lo stesso DNA, i non identici ne condividono in media la metà: confrontandoli, la media di 37 studi dà un’ereditabilità del 74%.
Il peso dei geni risulta simile nei maschi e nelle femmine e non cala con l’età: sulle diagnosi cliniche degli adulti la stima è del 72%.
Cosa vuol dire davvero «ereditabilità del 74%»
È il numero più citato e il più frainteso. L’ereditabilità è una misura di popolazione: dice quanto le differenze tra le persone di un gruppo dipendono dai geni e quanto dall’ambiente (Visscher e colleghi, 2008, DOI 10.1038/nrg2322). Non dice quanta parte del tuo ADHD «viene dai geni», e non è la probabilità di passarlo a un figlio.
Immagina mille adulti, alcuni con pochi tratti di disattenzione e impulsività, altri con molti. Un’ereditabilità del 74% vuol dire che, in quel gruppo, circa tre quarti delle differenze si spiegano con differenze nei geni. Il resto, ricordano Faraone e Larsson, implica per forza un ruolo dell’ambiente.
La probabilità di trasmetterlo si misura contando quanti figli di genitori con ADHD ricevono la diagnosi. Se fosse il 74%, sarebbero tre su quattro; in Norvegia erano circa uno su quattro con la madre con ADHD e meno di uno su cinque con il padre. Molto più della media, ma non un destino.
L’ADHD si eredita dal padre o dalla madre?
Da tutti e due: nessuna regola lo fa passare solo dalla madre o solo dal padre, e le varianti legate all’ADHD sono sparse in molte regioni del DNA. Lo studio più ampio su genitori e figli, secondo i suoi autori, viene dai registri norvegesi: 2.486.088 persone nate tra il 1967 e il 2011, seguite con i genitori fino al 2015 (Solberg e colleghi, 2021, DOI 10.1111/jcpp.13368).
| Chi aveva l’ADHD | Figli con diagnosi di ADHD | Rischio rispetto ai figli di genitori senza ADHD |
|---|---|---|
| Nessuno dei due genitori | 2,9% | Riferimento |
| Solo il padre | 17,8% | 6,2 volte |
| Solo la madre | 24,2% | 8,4 volte |
| Entrambi | 33,8% (41,5% dei figli maschi, 25,1% delle figlie) | 11,7 volte |
Il rischio è più alto dal lato materno, eppure la maggior parte dei figli non aveva la diagnosi: circa tre su quattro con la madre con ADHD, più di quattro su cinque con il padre. Sono diagnosi registrate, che per gli autori probabilmente sottostimano i casi reali.
Perché la madre pesa di più? Le ipotesi degli autori, nessuna dimostrata, vanno dagli effetti dei geni materni sull’ambiente prima e dopo la nascita a una ragione pratica: gli uomini si rivolgono meno ai servizi sanitari, quindi l’ADHD dei padri può restare più spesso senza diagnosi. Uno studio del 2025 sui registri svedesi, 982.544 persone, stima anche un effetto materno che passa per l’ambiente (Mahjani e colleghi, DOI 10.1176/appi.ajp.20230383).
Se sei padre e ti riconosci, numeri più alti per le madri non ti escludono. E le figlie avevano meno diagnosi dei maschi: per gli autori, le ragazze potrebbero essere sottodiagnosticate.
Fratelli, gemelli, genitori: chi hai in famiglia e cosa puoi fare
Per fratelli e altri parenti il riferimento è uno studio svedese su 1.656.943 persone nate tra il 1985 e il 2006 (Chen e colleghi, 2017, DOI 10.1111/jcpp.12616): il rischio cresce con i geni in comune e non sembra cambiare se in famiglia l’ADHD ce l’ha un maschio o una femmina.
| Chi hai in famiglia | Cosa dicono gli studi | Cosa puoi fare |
|---|---|---|
| Un gemello identico | Tasso di diagnosi circa 70 volte più alto (Svezia) | Se ti riconosci nei sintomi, chiedi una valutazione |
| Un fratello, una sorella o un gemello non identico | Circa 8 volte; 11,5 se la diagnosi del fratello risultava da maggiorenne, 4,7 se solo da minorenne (Svezia) | Confronta la tua infanzia con la sua |
| Tua madre o tuo padre | Figli con diagnosi: 24,2% con la madre, 17,8% con il padre (Norvegia) | Chiedi com’eri prima dei 12 anni |
| Un figlio o una figlia | Almeno un genitore sopra la soglia di un questionario per l’ADHD in 41 famiglie su 100 (USA) | Se ti sei riconosciuto nei suoi colloqui, fai uno screening |
| Fratellastri o cugini di primo grado | Circa 2-3 volte (Svezia) | Da solo non basta: contano i tuoi sintomi |
| Nessuno con una diagnosi | Non esclude nulla: dai 50 anni in su le diagnosi sono lo 0,2%, contro l’1,5% stimato con i questionari | Guarda ai tuoi sintomi |
Sono per lo più rischi relativi, che moltiplicano una base bassa: nello studio svedese la diagnosi riguardava l’1,9% delle persone. E valgono per gruppi, non per te: una diagnosi in famiglia è un buon motivo per farsi valutare, non una prova.
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Esiste un gene dell’ADHD? No, migliaia di varianti
Per anni si è cercato «il» gene dell’ADHD tra quelli della dopamina e della noradrenalina, su cui agiscono i farmaci, trovando solo effetti piccoli (Faraone e Larsson). Nel 2019 uno studio sull’intero genoma, su 20.183 persone con ADHD e 35.191 senza, ha trovato per la prima volta regioni del DNA associate con certezza statistica: 12 (Demontis e colleghi, 2019, DOI 10.1038/s41588-018-0269-7).
Nel 2023, con 38.691 persone con ADHD e 186.843 senza, le regioni sono salite a 27, con 76 geni probabilmente coinvolti, attivi soprattutto nelle prime fasi di sviluppo del cervello (Demontis e colleghi, 2023, DOI 10.1038/s41588-022-01285-8). Ogni variante pesa poco: ne servono circa 7.300 per spiegare il 90% della quota di ereditabilità che si misura così. E tutte insieme coprono solo una parte del 74%, circa il 22% delle differenze nel 2019 e il 14% nel 2023; il resto viene attribuito a varianti rare e a interazioni tra geni e con l’ambiente. Solo in rari casi un singolo difetto genetico basta a causare l’ADHD.
Per questo nessun test genetico fa la diagnosi: nel 2019 il punteggio che somma le varianti comuni spiegava circa il 5,5% delle differenze tra chi ha l’ADHD e chi no, e il consensus della World Federation of ADHD, approvato da 80 autori di 27 paesi, parla dei test genetici come di una speranza per il futuro (Faraone e colleghi, 2021, DOI 10.1016/j.neubiorev.2021.01.022).
Genetica condivisa con autismo, depressione e altre condizioni
Le varianti legate all’ADHD non sono esclusive: nello studio del 2023, tra l’84 e il 98% era condiviso con altri disturbi psichiatrici, e la correlazione genetica, che vale 1 quando la base genetica è la stessa, era 0,42 con l’autismo e 0,31 con la depressione maggiore. Negli studi sui gemelli, tra ADHD e autismo supera 0,50 (Faraone e Larsson): anche per questo le due condizioni si presentano spesso insieme, come spiega la guida su ADHD e autismo negli adulti.
Si vede anche nelle famiglie: in Norvegia i figli di genitori con disturbo bipolare, schizofrenia o depressione maggiore avevano un rischio di ADHD circa doppio. Qualunque diagnosi psichiatrica in famiglia è un’informazione utile per lo specialista.
La genetica spiega perché ricorre in famiglia. Se riguarda te, lo dicono i sintomi
Cinque questionari gratuiti, da 5 a 8 minuti l’uno: il primo, sull’infanzia, senza registrazione. Ne esce un profilo per lo specialista, non una diagnosi.
Non solo geni: i fattori ambientali studiati
Per il consensus della World Federation of ADHD, nella maggior parte dei casi l’ADHD nasce da molti fattori genetici e ambientali insieme, e quelli ambientali agiscono presto, in gravidanza o subito dopo la nascita. Gli esperti li chiamano «correlati», non «cause»: per la maggior parte il legame potrebbe dipendere da geni e ambiente che viaggiano insieme.
| Fattore | Cosa hanno trovato gli studi | Come leggerlo |
|---|---|---|
| Nascita molto pretermine o peso molto basso | Rischio circa triplo in una meta-analisi di 12 studi; in Svezia cresce con la prematurità | Non si spiega con i parenti con ADHD né con le difficoltà economiche |
| Fumo in gravidanza | Oltre il 50% di casi in più | Il legame sparisce tenendo conto della storia familiare di ADHD |
| Obesità della madre | Circa il 60% di casi in più | Associazione, non causa dimostrata |
| Piombo | Livelli più alti nel sangue legati a un rischio maggiore | Associazione, non causa dimostrata |
| Deprivazione estrema o trauma cranico nei primi anni | In rari casi, sintomi simili all’ADHD | Casi rari, non la regola |
Nessuna di queste voci è una colpa: sono associazioni misurate su grandi numeri, non giudizi su una singola gravidanza o su una singola famiglia.
Educazione, zucchero, schermi: cosa dicono le prove
L’educazione dei genitori. Negli studi sull’adozione il rischio dei parenti adottivi è simile a quello delle famiglie senza ADHD, quello dei parenti biologici no (Faraone e Larsson). Le prove non indicano nell’educazione la causa dell’ADHD, anche se il clima di casa conta: in 4.122 ragazzi americani con ADHD, famiglie più unite e più sostegno della comunità si associavano a un rischio più basso di forme moderate o gravi.
Lo zucchero. Una meta-analisi di sette studi, con oltre 25.000 bambini e ragazzi di sei paesi, non ha trovato associazioni con l’ADHD (consensus della World Federation of ADHD).
Gli schermi. In 4.262 bambini americani di 9-11 anni, più ore di schermo andavano con un po’ più di problemi di attenzione, ma gran parte del legame si spiegava con una predisposizione genetica comune (Zhang e colleghi, 2023, DOI 10.1001/jamanetworkopen.2023.41502). Questi dati non indicano negli schermi una causa dell’ADHD.
E se le diagnosi aumentano, per il consensus non è perché l’ADHD sia più frequente tra i giovani: è più facile riceverne la diagnosi, come spieghiamo in l’ADHD è una moda?
Si nasce con l’ADHD? A che età si manifesta
Si nasce con una predisposizione: l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo, con geni attivi soprattutto nello sviluppo precoce del cervello e fattori ambientali che agiscono in gravidanza o subito dopo la nascita.
Per la diagnosi il DSM-5 chiede che diversi sintomi fossero presenti prima dei 12 anni; nel DSM-IV il limite era 7 (APA, 2013). È un disturbo che inizia nell’infanzia e in alcune persone continua da adulti: secondo Faraone e Larsson, due giovani con ADHD su tre hanno ancora da adulti sintomi che pesano.
Perché allora tanti lo scoprono tardi? In parte per ragioni storiche: fino al DSM-5 del 2013, scrive la stessa APA, i criteri non davano indicazioni adeguate per gli adulti. E il divario resta: dai 50 anni in su i questionari stimano l’ADHD nell’1,5% delle persone, le diagnosi cliniche nello 0,2%. Se ti sembra arrivato tardi, c’è la guida sull’ADHD scoperto in età adulta.
Per questo il primo passo del nostro percorso di screening gratuito riguarda l’infanzia: domande basate sui criteri della WURS, circa 5 minuti, senza registrazione. Cosa misura quella scala lo spiega la guida al test WURS.
Chi ha l’ADHD può avere figli? E può trasmetterlo?
Sì: l’ADHD non impedisce di avere figli, e in Norvegia madri e padri con ADHD avevano avuto il primo figlio in media più giovani degli altri. La domanda vera è di solito un’altra: lo passerò ai miei figli?
Il rischio è più alto della media, ma nella maggior parte dei casi non succede: con un genitore con ADHD aveva la diagnosi tra il 18 e il 24% dei figli. E riconoscerlo presto, ricordano gli autori, aiuta a prevenirne le complicazioni.
Se pensi a una gravidanza e prendi farmaci per l’ADHD, le scelte si fanno con il medico che ti segue, meglio se prima. Cosa dicono gli studi è nella guida su metilfenidato in gravidanza e allattamento; la vita quotidiana da genitore, nell’articolo su essere madre con l’ADHD.
Ti sei riconosciuto nella diagnosi di un familiare? Cosa fare
Succede spesso ai genitori: in uno studio su 323 famiglie americane di bambini con ADHD, il 27% delle madri e il 23% dei padri superava la soglia di un questionario per l’ADHD (Takeda e colleghi, 2010, DOI 10.1016/j.jpeds.2010.05.053), e i ricercatori norvegesi notano che nelle madri l’ADHD può emergere proprio quando è il figlio a ricevere la diagnosi. Cosa cercare in te lo spiega la guida tuo figlio ha l’ADHD: e se ce l’avessi anche tu?
Riconoscersi però non basta: ansia e calo dell’umore possono dare difficoltà simili, e il DSM-5 chiede che i sintomi non siano spiegati meglio da un altro disturbo. Il percorso sensato ha tre passi:
- Uno screening gratuito. Il nostro percorso di screening ADHD ha cinque passi, da 5 a 8 minuti l’uno: il primo, sull’infanzia, dura circa 5 minuti ed è senza registrazione; dal secondo, l’ASRS v1.1 dell’OMS, servono nome ed email, nessuna password. L’ultimo passo è una sintesi sui criteri del DSM-5, e alla fine hai un profilo da portare allo specialista. È uno screening, non una diagnosi.
- La storia di famiglia, per iscritto: diagnosi o difficoltà simili tra i parenti, altre diagnosi psichiatriche, com’eri tu a scuola. Per i segnali tipici negli adulti c’è la guida su come capire se hai l’ADHD.
- La valutazione specialistica. La diagnosi la fa uno psichiatra, un neuropsichiatra o uno psicologo clinico iscritto all’Albo, nel pubblico o in privato: a chi rivolgersi lo spiega la guida sullo psichiatra per l’ADHD negli adulti. Se la diagnosi arriva, con lo specialista valuti cosa può aiutarti.
La genetica spiega perché l’ADHD ricorre nelle famiglie, non decide chi sei: serve a prendere sul serio i segnali, in te e in chi ami, e a farli valutare da chi sa distinguerli.
menu_bookFonti
Studi e revisioni (PubMed): Faraone SV, Larsson H, Mol Psychiatry 2019 (DOI); Demontis D et al., Nat Genet 2019 (DOI); Demontis D et al., Nat Genet 2023 (DOI); Faraone SV et al., Neurosci Biobehav Rev 2021, consensus della World Federation of ADHD (DOI); Chen Q et al., J Child Psychol Psychiatry 2017 (DOI); Solberg BS et al., J Child Psychol Psychiatry 2021 (DOI); Mahjani B et al., Am J Psychiatry 2025 (DOI); Takeda T et al., J Pediatr 2010 (DOI); Zhang Y et al., JAMA Netw Open 2023 (DOI); Visscher PM et al., Nat Rev Genet 2008 (DOI).
Altre fonti, consultate il 24 settembre 2026: American Psychiatric Association, scheda DSM-5 sull’ADHD, 2013.
Parti da com’eri da bambino
Il primo test riguarda l’infanzia: circa 5 minuti, gratuito e senza registrazione. Alla fine del percorso hai un profilo da portare allo specialista, non una diagnosi.
Fai il primo test gratuito (5 minuti, senza registrazione)