Il dato che mette un numero su una sensazione
Nell'agosto 2026 The Lancet Regional Health - Europe ha pubblicato uno studio che vale la pena conoscere: un gruppo dello University College London ha analizzato le cartelle cliniche elettroniche di 3.265.292 adulti passati dal servizio pubblico inglese per ansia e depressione, NHS Talking Therapies, fra l'aprile 2012 e il marzo 2022.
Dentro quella popolazione hanno isolato 13.693 adulti con un codice diagnostico di ADHD, confrontandoli con altrettante persone senza ADHD scelte con il propensity score, cioè selezionate per somigliare al primo gruppo su ciò che poteva influenzare l'esito.
I numeri grezzi. Miglioramento affidabile dei sintomi: 57,3% contro 69,7%. Recupero affidabile, cioè rientro sotto la soglia clinica: 30,9% contro 49,9%. Peggioramento affidabile: 9,1% contro 5,8%.
Dopo l'appaiamento con il propensity score il divario regge: miglioramento più basso del 26% (OR 0,74, IC 95% 0,71-0,78), recupero più basso del 31% (OR 0,69, IC 95% 0,66-0,74), peggioramento più alto del 52% (OR 1,52, IC 95% 1,38-1,67). Aggiustando anche per le altre variabili gli scarti si riducono, ma restano tutti nella stessa direzione (OR 0,77, 0,69 e 1,38). Sulle scale vale quasi un punto in meno guadagnato, su PHQ-9 e su GAD-7.
A parità di servizio e di protocolli, chi aveva un ADHD arrivava in fondo al percorso in condizioni peggiori. Non perché ci mettesse meno impegno.
Attenzione: lo studio non dice che la terapia sia inutile
È il punto su cui scivolano quasi tutti i riassunti che circolano, e scivolarci fa danni. Le persone con ADHD di quello studio sono migliorate: riduzione dei sintomi da moderata a grande, con un Cohen's d di -0,72 sulla depressione (IC 95% da -0,75 a -0,70) e di -0,72 sull'ansia (IC 95% da -0,74 a -0,69).
Gli autori aggiungono che quei cambiamenti sono uguali o superiori a quelli osservati negli studi randomizzati di psicoterapia progettata apposta per l'ADHD. La terapia standard ha fatto il suo lavoro: ne ha fatto meno che per chi non ha un ADHD sotto.
Il secondo limite lo dichiarano loro. Lo studio riguarda solo persone con ADHD già registrato, quindi non dice come vada la terapia a chi convive con un ADHD non diagnosticato. Ed è osservazionale: mostra un'associazione, non una causa.
Vale sapere chi c'era in quel gruppo, perché non era la media: età media 28,9 anni contro 39,5, più uomini (51,0% contro 33,5%), più spesso in aree svantaggiate e meno spesso occupati. Il propensity score serve a tenerne conto, ma non azzera quelle differenze.
Perché i protocolli per ansia e depressione chiedono quello che manca
Gli autori mettono le spiegazioni nella discussione come ipotesi, non come risultati misurati. Sono però ipotesi che chi ha un ADHD riconosce al volo.
Il servizio inglese lavora a gradini: a bassa intensità è auto-aiuto guidato di impostazione cognitivo-comportamentale, fino a sei sessioni, con materiale da leggere ed esercizi da fare da soli; ad alta intensità è un ciclo più lungo e individuale. Gli autori scrivono che questi protocolli sono progettati per i disturbi mentali comuni, non per i tratti dell'ADHD, e che manca una guida standardizzata e basata sulle prove su come adattarli.
Guarda cosa chiede un percorso così: leggere fra una seduta e l'altra, tenere un diario dei pensieri con regolarità, ricordarsi di praticare una tecnica nel momento giusto della giornata, presentarsi ogni settimana alla stessa ora per mesi.
Sono le funzioni che nell'ADHD non trattato lavorano peggio: pianificazione, memoria di quello che va fatto più tardi, costanza, regolazione dell'attenzione, controllo degli impulsi. Non è un modo di dire: una meta-analisi su 27 studi, con 883 adulti con ADHD e 916 controlli, ha misurato al compito stop-signal un deficit affidabile del controllo inibitorio, effetto moderato 0,51 (IC 95% 0,376-0,644), non spiegato dalla qualità degli studi. Il quadro completo è in che cosa sono davvero le funzioni esecutive negli adulti.
Un protocollo che le dà per scontate chiede di usare lo strumento guasto per riparare l'altra cosa. Se il compito a casa non è stato fatto per la terza settimana di fila non è la prova che non ci tieni: presuppone una funzione che nel tuo caso andrebbe sostenuta prima.
Mollare a metà non è mancanza di volontà
Nello stesso studio due dati descrittivi dicono molto. Le persone con ADHD interrompevano il percorso prima della fine più spesso, 30,6% contro 24,3%, e più spesso venivano rinviate ad altri servizi o giudicate non seguibili lì: 10,1% contro 4,7%.
Se hai abbandonato una terapia a metà, o cambiato tre terapeuti in cinque anni, quei numeri raccontano una cosa che probabilmente ti sei raccontato in modo più severo: che non sei costante. Un comportamento che si ripete in migliaia di persone con la stessa condizione non è un difetto di carattere, è un segnale.
C'è anche un dato di sistema: nel gruppo ADHD si finiva più spesso direttamente nel percorso ad alta intensità (49,1% contro 41,9%), con attese più lunghe. Il servizio si accorgeva che quei casi erano complicati, senza avere strumenti pensati per loro.
In chi fa terapia, l'ADHD risulta quasi invisibile
Il numero più impressionante non riguarda gli esiti, riguarda quante persone con ADHD sono state trovate. Su oltre tre milioni di adulti in terapia per ansia o depressione, quelli con un codice ADHD erano lo 0,41%. Gli autori hanno calcolato, partendo dagli studi di prevalenza, che in una popolazione con depressione ci si aspetterebbe fra il 12,3% e il 18,7% di ADHD, e fra il 13,7% e il 21,6% in una popolazione con ansia.
Fra lo 0,41% osservato e quella forbice attesa c'è un abisso. Gli autori ipotizzano stigma e barriere di accesso alla diagnosi. Tradotto: nelle sale d'attesa dei servizi per ansia e depressione siedono moltissime persone con un ADHD che nessuno ha mai nominato.
Se sei qui perché la terapia non è bastata, statisticamente non sei un'anomalia. Sei uno dei casi che quel conteggio non ha visto.
Prima si tratta la comorbidità, poi semmai si arriva all'ADHD
Lo schema non lo ha scoperto lo studio inglese. Era già nelle World Mental Health Surveys dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: 20 indagini nazionali, 26.744 intervistati, prevalenza corrente di ADHD adulto in media 2,8%, che sale al 3,6% nei Paesi ad alto reddito. La frase chiave: la ricerca di cure era bassa ovunque ed era rivolta soprattutto alle condizioni in comorbidità anziché all'ADHD, che resta ampiamente non riconosciuto e non trattato.
Un secondo indizio arriva dai registri. Uno studio finlandese su 66.146 pazienti con nuova diagnosi di ADHD fra il 2015 e il 2020, con 256.270 controlli appaiati, ha descritto che negli adulti l'uso di antidepressivi spesso precedeva la diagnosi di ADHD e calava dopo l'avvio del trattamento, cosa che nei controlli non accadeva.
Va letto per quello che è: uno studio descrittivo su dati di prescrizione, non una prova di causa, con diversi autori dipendenti di aziende del settore, dichiarato apertamente. Ma la sequenza è quella che raccontano in tanti: prima l'ansia, poi l'umore basso, poi gli antidepressivi, e solo alla fine la domanda sull'ADHD.
Non aiuta che i sintomi si somiglino. Una rassegna su Current Psychiatry Reports elenca i motivi per cui questa comorbidità è difficile da riconoscere: sintomi sovrapposti, criteri diagnostici cambiati nel tempo, strumenti divergenti. E aggiunge che scegliere il trattamento appropriato diventa una sfida. Su come si intrecciano abbiamo ansia e ADHD negli adulti e quando l'umore basso convive con l'ADHD.
Nelle donne il ritardo dura di più
Se sei una donna, la probabilità che il tuo primo contatto con la salute mentale sia avvenuto sotto l'etichetta "ansia" invece che sotto quella dell'ADHD è più alta.
Una revisione integrativa su BMC Women's Health, che ha riunito dieci studi e una linea guida usciti fra gennaio 2023 e aprile 2025, descrive che ragazze e donne con ADHD sperimentano frequentemente diagnosi ritardate e diagnosi sbagliate, con rischio aumentato di ansia, depressione e strategie di adattamento che alla lunga costano care. È una sintesi narrativa, non produce percentuali, ma la direzione è coerente.
Il meccanismo è quasi banale. Un profilo prevalentemente disattento fa poco rumore in classe e in ufficio, e chi lo compensa con anni di sforzo arriva dal medico portando il costo, non la causa. Il costo si chiama ansia, insonnia, esaurimento, e ha cure già pronte. Ne parliamo in scoprire l'ADHD da adulta.
Quando il lavoro tocca il disturbo di fondo, l'ansia scende
A questo punto la domanda legittima è: allora la psicoterapia a cosa serve.
Serve, e c'è un dato che spiega a quali condizioni rende. Una meta-analisi di 28 studi randomizzati sulla terapia cognitivo-comportamentale rivolta ad adulti con ADHD ha rilevato che riduce sia i sintomi centrali sia quelli emotivi. Il dettaglio che conta è un altro: la diminuzione di depressione e ansia era predetta dalla riduzione dei sintomi centrali dell'ADHD. Migliorano anche autostima e qualità della vita, e gli autori descrivono il supporto come "cautamente ottimistico".
Una seconda meta-analisi indipendente, su 20 studi randomizzati più 12 studi pre-post, arriva allo stesso punto per un'altra strada, con effetti più visibili al follow-up. Anche qui gli autori segnalano rischio di bias alto e dati insufficienti per DBT, mindfulness e neurofeedback.
Due gruppi diversi, due insiemi di studi, la stessa conclusione. Quando ansia e umore basso poggiano su un ADHD, si muovono quando si muove l'ADHD. Lavorare solo sui sintomi di superficie porta sollievo, e il sollievo non è poco, ma il pavimento resta quello.
Quello che non devi fare: togliere qualcosa
Va detto in modo diretto, perché è la reazione istintiva dopo dati come questi ed è la reazione sbagliata.
Non sospendere la psicoterapia. Non ridurre e non interrompere un antidepressivo o qualsiasi altro farmaco che stai prendendo, e non farlo sulla base di un articolo. L'interruzione improvvisa di alcuni psicofarmaci ha conseguenze proprie e va gestita con chi ti ha in cura, con i suoi tempi.
Il senso di quello che hai letto è il contrario: aggiungere una domanda che finora non è stata posta. Se un ADHD c'è ed è non trattato, saperlo cambia il piano, non lo cancella. Se non c'è, avrai escluso un'ipotesi e potrai lavorare sul resto con più chiarezza.
Una cosa utile e a costo zero: portala al tuo terapeuta. Digli che stai valutando un approfondimento sull'ADHD e perché. Un professionista serio non lo prende come una sfiducia, e spesso ha già in mente a chi indirizzarti.
Come si arriva a una valutazione, in Italia
Nel pubblico, la pagina dedicata all'ADHD di ISSalute, il portale divulgativo dell'Istituto Superiore di Sanità, indica che l'adulto che ritiene di avere l'ADHD può rivolgersi al medico di famiglia per essere indirizzato a un medico specialista in psichiatria per un approfondimento mirato, e raccomanda un approccio multimodale che preveda anche interventi non farmacologici.
Nel privato il passaggio dal medico di base non serve e i tempi si accorciano, con il costo che ne consegue. Le due strade a confronto sono in a chi rivolgersi per l'ADHD da adulti.
In entrambi i casi la valutazione non è un quiz. Prevede un colloquio clinico strutturato, la ricostruzione della storia dall'infanzia, quasi sempre questionari validati e, quando possibile, il punto di vista di chi ti conosce da molto tempo. E prevede la diagnosi differenziale, cioè distinguere che cosa è ADHD e che cosa è ansia.
Cosa portare: la storia dei trattamenti già fatti, quanto sono durati, che effetto hanno avuto e dove si sono fermati. Che due cicli di terapia per l'ansia abbiano reso solo in parte non è un dettaglio da nascondere, è un'informazione clinica.
Prima di prendere appuntamento puoi farti un'idea con uno screening. Non è una diagnosi: serve a capire se ha senso investire tempo e soldi in un approfondimento.
Fonti scientifiche
Gli studi citati sono peer-reviewed, reperibili su PubMed, e nessuno risulta ritirato.
- El Baou C, Suh JW, Saunders R, Buckman JEJ et al. (2026). Effectiveness of psychological therapies for depression and anxiety in adults with and without ADHD in England: a retrospective cohort study. Lancet Reg Health Eur, 68:101798. DOI 10.1016/j.lanepe.2026.101798
- Fayyad J, Sampson NA, Hwang I et al. (2017). The descriptive epidemiology of DSM-IV Adult ADHD in the World Health Organization World Mental Health Surveys. Atten Defic Hyperact Disord, 9(1):47-65. DOI 10.1007/s12402-016-0208-3
- Westman E, Prami T, Kallio A et al. (2025). Use of Antidepressants Decreased After Initiation of ADHD Treatment in Adults. Acta Psychiatr Scand, 152(3):203-215. DOI 10.1111/acps.70007
- Liu CI, Hua MH, Lu ML, Goh KK (2023). Effectiveness of cognitive behavioural-based interventions for adults with ADHD extends beyond core symptoms. Psychol Psychother, 96(3):543-559. DOI 10.1111/papt.12455
- López-Pinar C, Martínez-Sanchís S, Carbonell-Vayá E et al. (2020). Efficacy of Nonpharmacological Treatments on Comorbid Internalizing Symptoms of Adults With ADHD. J Atten Disord, 24(3):456-478. DOI 10.1177/1087054719855685
- Senkowski D, Ziegler T, Singh M et al. (2024). Assessing Inhibitory Control Deficits in Adult ADHD: A Systematic Review and Meta-analysis of the Stop-signal Task. Neuropsychol Rev, 34(2):548-567. DOI 10.1007/s11065-023-09592-5
- Krebs K, Donnellan-Fernandez R (2025). Integrative literature review: the impact of ADHD across women's lifespan. BMC Womens Health, 25(1):593. DOI 10.1186/s12905-025-04123-1
- Koyuncu A, Ayan T, Ince Guliyev E et al. (2022). ADHD and Anxiety Disorder Comorbidity in Children and Adults. Curr Psychiatry Rep, 24(2):129-140. DOI 10.1007/s11920-022-01324-5
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute. ADHD, disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività. Pagina istituzionale
Domande frequenti su psicoterapia e ADHD
Se la psicoterapia non ha funzionato, vuol dire che ho l'ADHD?
No, non è una deduzione automatica. Una terapia può rendere meno del previsto per molte ragioni: alleanza con il terapeuta, momento di vita, tipo di intervento. L'ADHD non trattato è una delle ipotesi da mettere sul tavolo quando i cicli si ripetono senza cambiare il quadro. Serve una valutazione clinica per distinguerle.
Devo smettere la terapia o gli antidepressivi se sospetto un ADHD?
No, ed è il punto più importante di tutta la pagina. Non sospendere né ridurre nulla sulla base di un articolo: le interruzioni improvvise di alcuni psicofarmaci vanno gestite con chi ti ha in cura. Il senso di questi dati è aggiungere una valutazione, non togliere un trattamento.
Perché l'ADHD negli adulti viene diagnosticato dopo anni di cure per ansia o depressione?
Perché ansia e umore basso sono il motivo per cui si chiede aiuto, mentre l'ADHD è lo sfondo su cui si sono formati. Le indagini dell'Organizzazione Mondiale della Sanità su 26.744 persone hanno rilevato che la ricerca di cure era rivolta soprattutto alle condizioni in comorbidità anziché all'ADHD.
La psicoterapia serve a qualcosa se ho l'ADHD?
Sì. Nello studio inglese anche le persone con ADHD sono migliorate, con riduzioni da moderate a grandi dei sintomi. E due meta-analisi mostrano che la terapia cognitivo-comportamentale rivolta ad adulti con ADHD riduce ansia e depressione, e che quel miglioramento è predetto dalla riduzione dei sintomi centrali. Cambia il bersaglio del lavoro, non la sua utilità.
A chi mi rivolgo in Italia per una valutazione ADHD da adulto?
La pagina dell'Istituto Superiore di Sanità indica che l'adulto che ritiene di avere l'ADHD può rivolgersi al medico di famiglia per essere indirizzato a un medico specialista in psichiatria. Nel privato il passaggio dal medico di base non serve, con il costo relativo. In entrambi i casi la valutazione comprende colloquio clinico, storia dall'infanzia e diagnosi differenziale.