Le tutele per uno studente con ADHD, in breve
Uno studente universitario con ADHD in Italia può ottenere misure concrete agli esami, ma non attraverso la Legge 170/2010, che riconosce i DSA e non nomina l’ADHD. La strada passa da due direzioni. La Legge 17/1999 obbliga ogni ateneo a garantire sussidi didattici, tutorato specializzato e trattamento individualizzato per gli esami. Le linee guida CNUDD 2024 collocano esplicitamente l’ADHD fra i Bisogni Educativi Speciali.
C’è però una differenza che cambia la forza della richiesta. Con una certificazione ai sensi della Legge 104/1992 o della Legge 118/1971 rientri in una condizione che le linee guida definiscono «già regolamentata»: i servizi della Legge 17/1999 ti spettano. Con la sola diagnosi clinica di ADHD rientri fra i BES, e le linee guida dicono che gli atenei possono riconoscere accomodamenti individualizzati: una raccomandazione forte, non un obbligo.
Molti atenei si sono comunque attrezzati, e più avanti vediamo come.
Perché la Legge 170 non copre l’ADHD
L’articolo 1 della Legge 8 ottobre 2010 n. 170 riconosce quattro disturbi e li elenca uno per uno: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. L’ADHD non compare, e non è una dimenticanza: l’ADHD non è un disturbo specifico dell’apprendimento, è un disturbo del neurosviluppo che riguarda attenzione, autoregolazione e funzioni esecutive, e la frequente comorbilità non le rende la stessa cosa sul piano normativo.
La conseguenza pratica è pesante. L’articolo 5 della Legge 170/2010 impone alle università strumenti compensativi e approcci individualizzati per gli studenti con DSA: è un obbligo. Per l’ADHD quell’obbligo, in quella forma, non c’è. Ed è il motivo per cui capita di sentirsi rispondere che «non si rientra»: un’affermazione letteralmente vera sulla 170 e fuorviante su tutto il resto.
Chi arriva a questo bivio spesso non ha ancora messo a fuoco quanto pesino le proprie difficoltà. Misurare i sintomi con strumenti validati non dà una diagnosi, ma trasforma una sensazione confusa in qualcosa di leggibile.
Le norme su cui poggiano davvero le tutele
La Legge 17/1999
Ha modificato la Legge 104/1992 per la parte universitaria: ogni ateneo deve garantire sussidi tecnici e didattici specifici, servizi di tutorato specializzato e il trattamento individualizzato per lo svolgimento degli esami, con la possibilità di prove equipollenti. Obbliga inoltre a nominare un docente Delegato del Rettore: non è una figura decorativa, è chi contattare quando il servizio ordinario si blocca.
La Legge 104/1992
Con una certificazione di handicap la posizione è più solida: le linee guida CNUDD considerano idonee sia le certificazioni ai sensi della Legge 118/1971 sia quelle della Legge 104/1992. Ottenerla con l’ADHD non è automatico e dipende da gravità, comorbilità e impatto funzionale: criteri e iter sono nella guida su quando la Legge 104 viene riconosciuta con l’ADHD.
Le linee guida CNUDD 2024
La CNUDD è la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità, riconosciuta dalla CRUI come organismo di indirizzo. Le sue linee guida approvate nel settembre 2024 sostituiscono quelle del 2014 e sono oggi il documento più utile per uno studente con ADHD, per una ragione precisa: l’ADHD c’è scritto dentro. Nel capitolo sui Bisogni Educativi Speciali il punto 3 comprende gli «altri disturbi del neurosviluppo» e cita fra gli esempi il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività; per le condizioni dei punti 3, 4 e 5 gli atenei possono riconoscere accomodamenti ragionevoli individualizzati in sede di esame.
Il verbo è «possono», non «devono»: la richiesta è legittima e ben fondata, ma l’esito dipende dall’ateneo e dal docente. Per questo una documentazione impeccabile non è un dettaglio, è la parte che decide.
Le misure che puoi chiedere a un esame
Le linee guida CNUDD elencano gli strumenti concedibili in sede d’esame, con una premessa da leggere due volte: «la certificazione non dà diritto ad ogni misura compensativa in modo indifferenziato, ma indica piuttosto un bisogno». Non si sceglie da un catalogo: si parte dalle proprie difficoltà documentate.
| Misura | Base normativa | Come si chiede | Chi decide |
|---|---|---|---|
| Tempo aggiuntivo | CNUDD 2024, par. 4.4 | Al servizio disabilità e DSA, poi al docente prima dell’appello | Il docente, su indicazione del servizio |
| Suddivisione della materia in più prove parziali | CNUDD 2024, par. 4.4 e 8.3 | Nell’accordo individuale, poi con il docente | Il docente |
| Orale al posto dello scritto, o viceversa | CNUDD 2024, par. 8.3 | Motivata dal profilo individuale di abilità | Il docente |
| Mappe concettuali, tabelle, formulari | CNUDD 2024, par. 4.4 e 8.3 | Richiesta per singolo appello | Il docente |
| Tutor con funzione di lettore o scrittore | CNUDD 2024, par. 4.4 | Al servizio, con anticipo per l’organizzazione | Il servizio di ateneo |
| Accesso ad appelli straordinari | CNUDD 2024, par. 4.4 | Al servizio disabilità e DSA | L’ateneo |
| Tutorato specializzato e prove equipollenti | Legge 17/1999, art. 1 | Al servizio, dopo il colloquio di presa in carico | L’ateneo e il docente |
| Tempo aggiuntivo al test d’ingresso | CNUDD 2024, par. 6, e bando | Nella domanda di ammissione, nei termini del bando | L’ateneo |
Sul tempo aggiuntivo servono due precisazioni. Per i test d’ingresso le linee guida indicano fino al 30 per cento per i candidati con DSA e fino al 50 per cento per quelli con disabilità, e vietano formulari, mappe concettuali, computer, tablet e smartphone. Per gli esami di profitto il riferimento per i DSA è un massimo del 30 per cento, mentre le pagine di corso di Bologna citano il 50 per cento: il numero lo fissa l’ateneo.
La misura più sottovalutata è la suddivisione in più prove parziali: per un profilo ADHD, dove la fatica non è capire ma reggere tre ore, spezzare l’esame cambia più cose di venti minuti in più.
Prima di scrivere al servizio disabilità e DSA
5 strumenti di screening validati, gratuiti, in italiano, con risultati esportabili da portare allo specialista. Non sono una diagnosi, ma sono il punto di partenza per ottenerne una.
Come si chiedono, passo per passo
La procedura cambia da ateneo ad ateneo, ma l’ossatura ha sempre sei passaggi.
- Ottieni una diagnosi formale, firmata da uno specialista, con etichetta diagnostica e codice nosografico. La strada pubblica è ricostruita nella guida su come si arriva alla diagnosi di ADHD in Italia, fra tempi, costi e specialisti.
- Trova il servizio giusto. Servizio Disabilità e DSA, Settore Inclusione, Team Multichance: il nome cambia, la funzione no. Cercalo sul sito del tuo ateneo.
- Deposita la certificazione e fai il colloquio di presa in carico, in cui operatori specializzati analizzano i bisogni: è l’occasione in cui si decide cosa ti verrà riconosciuto.
- Metti l’accordo per iscritto. Torino lo chiama «A TU PER TU»; il Politecnico di Milano inserisce gli ausili in un applicativo da cui scegli, esame per esame, quelli che ti servono.
- Chiedi le misure per ogni singolo appello, con anticipo. Non è automatico: Bologna chiede almeno quindici giorni, Torino circa quindici giorni lavorativi, Udine almeno dieci, indicando data, docente, insegnamento e ausili.
- Metti sempre il servizio in copia quando scrivi al docente. A Bologna è obbligatorio, ed è anche la tua tutela: lascia una traccia scritta.
Il quinto passaggio non è una formalità: le richieste fuori termine, avverte Bologna, non hanno garanzie di accoglimento. Chi convive con la tendenza a rimandare tipica dell’ADHD segni la scadenza appena esce la data dell’appello, non quando inizia a studiare.
Il Kit Documenti per l’università
La parte che blocca più persone non è il diritto, è la mail: cosa scrivere al servizio disabilità e DSA, come motivare le misure senza raccontare tutta la propria storia clinica, cosa allegare.
- I modelli pronti: mail al servizio, mail al docente, elenco degli allegati.
- La guida al percorso SSN della tua regione: dove ottenere la certificazione che il servizio ti chiederà.
Due PDF via email. I servizi di ateneo restano gratuiti: il kit serve a non arrivarci impreparato.
Cosa deve contenere la certificazione
Una certificazione incompleta è il motivo più comune per cui una richiesta si arena. Per i disturbi del neurosviluppo diversi dai DSA, quindi anche per l’ADHD, le linee guida CNUDD chiedono una diagnosi redatta secondo le linee guida più accreditate, preferibilmente da un’equipe multidisciplinare, con etichetta diagnostica, codice nosografico e trattamenti in corso.
Il protocollo ADHD di Udine, fra i più espliciti in Italia, chiede il codice F90 dell’ICD-10, corrispondente al 6A05 dell’ICD-11, e una diagnosi rilasciata da psicologo, neuropsichiatra o psichiatra iscritti ai rispettivi ordini.
C’è poi il pezzo che quasi nessuno allega e che spesso fa la differenza: il profilo di funzionamento. Le linee guida lo definiscono «auspicabile» e chiedono che espliciti l’impatto negativo sugli apprendimenti e sulla partecipazione sociale. Tradotto: non basta scrivere che hai l’ADHD, serve scrivere che fatichi a reggere l’attenzione su prove lunghe, e che questo si vede negli scritti di tre ore.
Sulla scadenza vale una regola che toglie un’ansia inutile: se la diagnosi è stata fatta dopo i diciotto anni resta valida, e Udine precisa che vale per tutto il percorso universitario; se fatta in età minore va aggiornata all’ingresso. Torino aggiunge un requisito da verificare prima: la documentazione dev’essere rilasciata dal SSN oppure, se privata, convalidata dal SSN o confermata dal medico di base.
Se la certificazione non ce l’hai ancora e l’attesa nel pubblico è lunga, un primo colloquio orientativo gratuito con un centro specializzato in ADHD dell’adulto aiuta a capire cosa è realistico nei tuoi tempi.
Cosa fanno gli atenei italiani: quattro esempi
L’autonomia universitaria fa sì che la stessa condizione riceva risposte diverse a duecento chilometri di distanza. Questi esempi, letti sui siti degli atenei, danno la misura.
Bologna nomina l’ADHD esplicitamente: il servizio si rivolge a chi ha disabilità permanente o temporanea, DSA, ADHD o altri bisogni educativi speciali. Fra i supporti ci sono la registrazione delle lezioni, i materiali in anticipo, il tutorato alla pari e gli adattamenti d’esame. Un limite dichiarato: non è mai possibile chiedere riduzioni di programma o esoneri.
Udine ha il documento più specifico che abbiamo trovato. Fra gli strumenti compensativi elenca registratore digitale, tabelle, formulari, mappe concettuali e materiali forniti in anticipo; fra le misure dispensative, la suddivisione in più prove parziali e la scelta fra verifiche orali o scritte in base al profilo individuale di abilità.
Torino consente di chiedere strumenti compensativi anche a chi ha documentazione sanitaria fuori dalla certificazione di disabilità, invalidità o DSA, inclusi i disturbi del neurosviluppo non riconducibili ai DSA. Il principio: si adattano le modalità di studio e valutazione mantenendo inalterati gli obiettivi di apprendimento.
Il Politecnico di Milano ha pubblicato nel 2025 linee guida sulla didattica per studenti neurodivergenti che trattano insieme DSA, ADHD e spettro autistico: riconosce che le maggiori ripercussioni dell’ADHD gravano sulle funzioni esecutive e che, con un funzionamento intellettivo nella norma o superiore, questi studenti possono conseguire i medesimi obiettivi didattici. Padova ha digitalizzato la procedura: dal marzo 2025 le misure si richiedono iscrivendosi all’appello.
Se l’ateneo o il docente dicono di no
Può succedere, e non sempre è un abuso: le linee guida CNUDD attribuiscono al docente la valutazione dell’idoneità delle misure rispetto agli obiettivi formativi, e un rifiuto motivato lì è legittimo. Un rifiuto motivato con «l’ADHD non rientra nella 170» risponde invece a una domanda che non hai fatto.
- Riporta la richiesta nel canale giusto. Se hai scritto solo al docente, passa dal servizio disabilità e DSA: la sua indicazione pesa diversamente.
- Cita le fonti giuste. Non la Legge 170, ma la Legge 17/1999 sul trattamento individualizzato per gli esami e il punto 9.2 delle linee guida CNUDD 2024, dove l’ADHD è nominato fra i BES.
- Rivedi la documentazione. Spesso manca il profilo di funzionamento, che collega la diagnosi alle difficoltà concrete in aula: senza, il servizio non ha appigli per proporre misure specifiche.
- Coinvolgi il Delegato del Rettore, a cui la Legge 17/1999 attribuisce coordinamento e monitoraggio di tutte le iniziative sull’integrazione.
- Metti tutto per iscritto. Mail, non conversazioni in corridoio, con il servizio sempre in copia.
Il perimetro ha però limiti reali: niente riduzioni di programma o esoneri, e le misure non devono produrre, come dicono le linee guida sui test d’ingresso, indebite facilitazioni. La richiesta è di essere valutato sullo stesso contenuto, in una forma che non trasformi la prova in un test di resistenza attentiva.
Studiare con l’ADHD: cosa dice la ricerca
La letteratura dice due cose scomode e una incoraggiante. La prima: la difficoltà è reale e misurabile. Una revisione sistematica sul Journal of Attention Disorders, su quindici studi condotti fra il 2018 e il 2024, conclude che una diagnosi di ADHD o sintomi significativi si associano a un rendimento accademico più basso, in particolare con sintomi di disattenzione.
La seconda, scomoda ma liberatoria: non è una questione di intelligenza. Uno studio su 436 matricole pubblicato su Neuropsychology ha trovato risultati peggiori nelle prove sulle funzioni esecutive nel gruppo con ADHD, ma nessuna differenza significativa nel funzionamento intellettivo. Il divario sta nell’organizzare, non nel capire: lo stesso schema che raccontiamo nell’articolo su perché con l’ADHD il rendimento professionale è a picchi e blocchi.
La cosa incoraggiante riguarda cosa funziona. Uno studio randomizzato controllato su 250 studenti universitari con ADHD ha testato ACCESS, un programma cognitivo comportamentale di gruppo con mentoring individuale su due semestri: miglioramenti significativi nei sintomi ADHD, nelle funzioni esecutive e nell’uso degli accomodamenti, e moderati in strategie di studio, gestione del tempo e benessere.
Lo stesso lavoro riporta però un dato che va detto per onestà: nella media dei voti e nei crediti acquisiti non si sono osservati cambiamenti significativi. Le strategie rendono lo studio sostenibile, non trasformano il libretto. Pesa infine l’ansia: uno studio su 473 studenti con ADHD ne ha rilevata più che nei coetanei, riferita all’ambito accademico più che alla vita in generale. Trattarla come un problema a sé è parte del lavoro.
Un ADHD può laurearsi
Sì, molte persone con ADHD si laureano. Ma la domanda merita una risposta con i numeri, non una rassicurazione.
Lo studio più utile ha seguito per quattro anni 201 studenti con ADHD contro 205 senza. Il primo gruppo ha ottenuto medie più basse e riferito un uso meno frequente di strategie di studio. Sulla persistenza: il 59,1 per cento del gruppo di confronto è arrivato all’ottavo semestre, contro il 49 per cento degli studenti con ADHD che non assumevano farmaci.
Quel divario di dieci punti è la risposta onesta: la strada è mediamente più ripida, e chi ci ha messo più anni di un coetaneo non ha sbagliato nulla. Ma è una distanza attraversabile, e lo studio dice cosa la accorcia: fra i predittori più forti ci sono migliori funzioni esecutive, meno sintomi depressivi e l’aver ricevuto misure di supporto alle superiori e servizi di supporto accademico all’università.
Detto in modo diretto: chiedere le misure di cui parla questo articolo non è un aiutino, è una delle variabili che negli studi si associano ad arrivare in fondo. Per il dopo laurea, una precisazione: la diagnosi di ADHD non iscrive automaticamente alle categorie protette, come spieghiamo nella guida su ADHD, categorie protette e collocamento mirato.
Se non hai ancora una diagnosi
È la situazione di molti studenti adulti, e di chi è arrivato all’università compensando per anni senza che nessuno notasse niente. Il paradosso: tutto ciò che questo articolo descrive richiede un documento clinico, e quel documento è proprio la cosa che manca.
L’ordine dei passi è questo. Primo, farsi un’idea strutturata di dove si è: un percorso di screening gratuito con strumenti validati come l’ASRS non è e non può essere una diagnosi, ma produce un quadro leggibile invece di un’impressione. Secondo, portarlo a chi può valutarlo. Terzo, attivarsi con largo anticipo rispetto alla sessione in cui vorresti avere le misure, perché i tempi del pubblico sono spesso lunghi.
Due cose si possono fare intanto. Parlare con il servizio disabilità e DSA anche prima della certificazione, spiegando che la valutazione è in corso: molti orientano e dicono in anticipo se la documentazione sarà sufficiente. E costruire il profilo di funzionamento, annotando cosa succede negli esami e quanto reggi prima di perdere il filo. Per capire dove chiedere la valutazione nella tua regione, la guida al percorso SSN regione per regione parte esattamente da lì.
«La certificazione non dà diritto ad ogni misura compensativa in modo indifferenziato, ma indica piuttosto un bisogno che occorre promuovere, affrontando le problematiche proprie della persona.» Linee guida CNUDD 2024, paragrafo 4.4.
Fonti
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170, art. 1 e art. 5. Testo su Normattiva.
- Legge 28 gennaio 1999, n. 17, art. 1. Testo su Normattiva.
- CNUDD, Linee Guida CNUDD 2024, approvate nel settembre 2024. PDF integrale.
- Università di Bologna, Servizio studenti con disabilità e DSA e Adattamenti per esami.
- Università di Udine, Protocollo ADHD.
- Università di Torino, Servizi per altre neurodivergenze o situazioni di salute.
- Politecnico di Milano, Didattica inclusiva per studenti neurodivergenti, 2025.
- Università di Padova, Supporti per lo studio e gli esami.
- IULM, ADHD, Disturbo da deficit di attenzione e iperattività.
- Pagespetit È et al. ADHD and Academic Performance in College Students. J Atten Disord. 2024. DOI: 10.1177/10870547241306554.
- DuPaul GJ et al. Academic Trajectories of College Students with and without ADHD. 2021;50(6):828-843. DOI: 10.1080/15374416.2020.1867990.
- Weyandt LL et al. Neuropsychological functioning in college students with and without ADHD. 2017;31(2):160-172. DOI: 10.1037/neu0000326.
- Anastopoulos AD et al. An RCT examining CBT for college students with ADHD. J Consult Clin Psychol. 2021;89(1):21-33. DOI: 10.1037/ccp0000553.
- Eddy LD et al. An RCT of a CBT Intervention for Emerging Adults with ADHD Attending College. 2021;50(6):844-857. DOI: 10.1080/15374416.2020.1867989.
- Prevatt F et al. Anxiety in college students with ADHD. J Atten Disord. 2015;19(3):222-230. DOI: 10.1177/1087054712457037.
Il primo passo è capire dove sei, non convincere qualcuno
Lo screening è gratuito e orientativo: 5 strumenti validati, risultati esportabili da portare allo specialista. Se l’attesa nel pubblico è lunga, il primo colloquio con un centro specializzato in ADHD dell’adulto è gratuito e senza impegno.