La storia, in breve
Achille Costacurta ha poco più di vent'anni ed è cresciuto sotto i riflettori, come figlio di due personaggi molto noti. Dietro la notorietà, però, ci sono stati anni di sofferenza reale: un'adolescenza difficile, percorsi in comunità, problemi con le sostanze e un periodo segnato da grande fragilità. È una parte della sua vita che lui stesso ha scelto di raccontare pubblicamente, con l'obiettivo dichiarato di aiutare altri ragazzi che vivono qualcosa di simile.
Il punto di svolta, ha spiegato, è arrivato nel 2024 in una clinica in Svizzera, dove era in cura per le dipendenze. È lì che i medici gli hanno diagnosticato per la prima volta un ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Achille ha descritto quel momento con parole nette: scoprire di avere l'ADHD è stato come "vedere la luce", trovare finalmente una spiegazione a tante cose che fino ad allora non tornavano.
"La diagnosi è arrivata tardi": il cuore della vicenda
Il dettaglio più importante, e quello che rende questa storia utile a tante famiglie, è il tempo. La diagnosi è arrivata tardi, dopo anni di difficoltà. Martina Colombari ha raccontato di aver intuito fin dai primissimi anni del figlio che qualcosa non andava: lo vedeva diverso, fatica a seguire le regole, e dentro di sé sentiva che non poteva trattarsi soltanto di un ragazzo discolo o capriccioso.
Per anni, però, a quella percezione è mancato un nome. È un'esperienza comune: i segnali dell'ADHD vengono spesso letti come problemi di carattere o di disciplina. Il bambino irrequieto, l'adolescente che non rispetta le regole e va male a scuola viene etichettato come "difficile" o "ribelle", invece che riconosciuto come una persona con un disturbo del neurosviluppo che ha bisogno di essere capito e accompagnato. Quando manca questa lettura, l'ADHD resta invisibile, mentre attorno si accumulano frustrazione, conflitti e, in alcuni casi, comportamenti a rischio.
La diagnosi, quando finalmente è arrivata, ha dato un nome a quella "differenza" che la madre percepiva da sempre. E ha trasformato il modo di guardare al passato: non più una catena di colpe e ribellioni, ma il segno di una difficoltà reale rimasta troppo a lungo senza risposta.
ADHD e dipendenze: il legame che questa storia mostra
C'è un aspetto della vicenda che ha basi scientifiche solide ed è importante spiegare con chiarezza, senza allarmismi. L'ADHD non riconosciuto e non trattato è un fattore di rischio per lo sviluppo di problemi con le sostanze.
Secondo la letteratura indicizzata su PubMed, una grande meta-analisi del 2017 che ha esaminato oltre 760.000 persone ha stimato che l'ADHD in età evolutiva raddoppia circa il rischio di sviluppare in seguito un disturbo da uso di sostanze (Groenman e colleghi, DOI 10.1016/j.jaac.2017.05.004). Gli stessi autori concludono che proprio per questo serve una diagnosi precoce, per intervenire in tempo e prevenire conseguenze gravi.
Un fattore di rischio, non una condanna
È fondamentale leggere bene questo dato. "Raddoppiare il rischio" non significa che chi ha l'ADHD diventerà dipendente: la maggior parte delle persone con ADHD non sviluppa dipendenze. Significa che un ADHD lasciato senza riconoscimento e senza supporto rende quella strada più probabile, anche perché alcune persone, senza saperlo, finiscono per "automedicarsi" il disagio. Ed è esattamente il motivo per cui riconoscere l'ADHD presto cambia le cose.
La diagnosi come punto di svolta
La parte più importante della testimonianza di Achille non è la difficoltà, ma quello che è successo dopo. Capire di avere l'ADHD non è stata un'etichetta in più: è stata una chiave di lettura. Avere finalmente un nome per le proprie difficoltà gli ha permesso di affrontarle nel modo giusto, dentro un percorso di cura, e ha accompagnato la sua uscita dalle dipendenze.
È un messaggio che vale ben oltre il singolo caso: la diagnosi non serve a "incasellare" una persona, serve a darle gli strumenti. Sapere cosa si ha di fronte permette di scegliere le terapie giuste, di smettere di colpevolizzarsi e di costruire strategie che funzionano. Per molte persone, soprattutto quando la diagnosi arriva da adulti, è proprio questo il momento in cui qualcosa, finalmente, si sblocca.
Se stai attraversando un momento difficile: se tu o una persona a cui tieni vivete una sofferenza profonda o pensieri che spaventano, non restare solo con quel peso. In Italia puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327, o in caso di emergenza il 112. Chiedere aiuto non è un fallimento: è il primo passo, lo stesso che ha cambiato molte storie, compresa quella raccontata qui.
Il ruolo della famiglia
Un altro elemento prezioso della testimonianza è il ruolo dei genitori. Martina Colombari ha raccontato di aver seguito, insieme al marito, un percorso formativo pensato per i genitori, per imparare a capire e a sostenere il figlio dopo la diagnosi. E secondo Achille, è stato proprio dopo che i genitori hanno compreso meglio l'ADHD che il loro rapporto è migliorato.
L'ADHD non riguarda mai solo la singola persona: coinvolge tutta la famiglia. Genitori che si sentono impotenti o in colpa, fratelli, partner. Capire che dietro certi comportamenti c'è un disturbo, e non cattiva volontà, cambia il modo di stare insieme e apre la strada a un aiuto reale. Anche per questo l'informazione corretta, e il superamento dello stigma, contano enormemente.
Cosa insegna a tutti noi
Al di là dei nomi noti, questa storia parla a chiunque. I punti da portare a casa:
- La diagnosi tardiva è la norma, non l'eccezione. Moltissimi adulti scoprono l'ADHD solo dopo anni di difficoltà mai spiegate. Riconoscerlo, anche tardi, cambia la prospettiva.
- I segnali non vanno liquidati come "carattere". Irrequietezza, impulsività, difficoltà a seguire le regole o a concentrarsi possono avere una spiegazione, e una via d'uscita.
- Riconoscere presto protegge. Visto il legame tra ADHD non trattato e comportamenti a rischio, arrivare alla diagnosi è anche una forma di prevenzione.
- La diagnosi è un inizio, non una fine. Dà strumenti, riduce la colpa, apre alla cura.
Per capire meglio come l'ADHD si manifesta e si intreccia con ansia e umore, possono aiutarti le guide su come capire se hai l'ADHD, su ADHD e ansia e su scoprire l'ADHD da adulti.
menu_bookNota su fonti e metodo
La ricostruzione si basa sulle dichiarazioni pubbliche di Achille Costacurta e Martina Colombari riportate dalle principali testate italiane (tra cui Corriere della Sera, Il Messaggero, Fanpage) e dalle loro interviste televisive. I dati clinici sono tratti dalla letteratura scientifica.
Riferimenti scientifici (PubMed): Groenman AP et al., J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 2017 (DOI 10.1016/j.jaac.2017.05.004); Faraone SV et al., Neurosci Biobehav Rev 2021 (DOI 10.1016/j.neubiorev.2021.01.022).
Riconoscere l'ADHD presto cambia le cose
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